Il terzo giorno (qui il primo e qui il secondo!) ci sveglia un bellissimo sole e, dopo aver mangiato un altro immancabile scones, decidiamo di andare a visitare Phoenix park. La cosa più bella di Dublino, a mio avviso, è che ogni punto d’interesse è facilmente raggiungibile a piedi e questo permette, complice anche il bel tempo, di godere di ogni piccolo particolare.

Phoenix park si estende per 710 ettari ed è il parco recintato più grande d’Europa. La caratteristica che colpisce immediatamente è la cura con cui viene gestito: camminando respiriamo profumi di differenti fiori ed erba tagliata, incontriamo cagnolini che corrono felici e temerari che sfruttano il sole della mattina per fare un po’ di jogging. Al centro del parco, accanto allo zoo di Dublino, scoviamo un’adorabile Tea room. Sembra di essere in un altro mondo, tanto riesce a infondere una bellissima sensazione di pace: prendo un tè take away, che bevo camminando,rispettando le tradizioni anglosassoni, e per un attimo mi sento davvero una di loro!

Per pranzo troviamo una zona ricca di negozietti molto interessanti e approfitto anche per fare un po’ di shopping e qualche regalino e sulla strada non perdo l’occasione di scattarmi una foto con la statua dedicata a James Joyce lo scrittore di “Gente di Dublino”, un libro composto da 15 racconti che parlano della vita media irlandese all’inizio del XX secolo.

Nel pomeriggio ci apprestiamo con curiosità a iniziare la visita alla “Guinness storehouse”, programmata già da prima di partire, al primo posto dei luoghi più d’Irlanda. La fabbrica nasce nel 1759 quando Arthur Guinness firma il contratto di locazione per 9000 anni, quindi praticamente per sempre; questo significa che tutti potranno gustare una buona pinta di questa famosa birra almeno una volta nella vita. Per ovvie ragioni di sicurezza non è possibile esplorare la fabbrica dove avviene la produzione, ma la visita ci porta in un articolato museo che si snoda in altezza e assume la forma di una birra terminando con il Gravity bar dove ci aspetta una bellissima visuale a 360 gradi della città.

Grazie all’aiuto dell’audioguida iniziamo il giro e da subito riusciamo a comprendere quanto lavoro e dedizione ci sia dietro a quello che, alla fine, arriva nei nostri bicchieri, rallegrando feste e cene con gli amici. Acqua, malto, lievito e luppolo, quattro semplici ingredienti che grazie ad un’attenta tostatura danno alla Guinness il tipico colore scuro e il sapore che la contraddistingue da tutte le altre, sembra quasi di bere un cappuccino tanto la schiuma è densa e corposa: verrebbe quasi voglia di prendere un cucchiaino per pulire bene il boccale!

Ho ascoltato con attenzione la storia di Arthur Guinness il quale, anche se è morto nel lontano 1803, resta un benefattore per l’intera città di Dublino. Per lui hanno lavorato e lavorano ancora tantissime persone e nel 1860, grazie al figlio, la famiglia dà nuova luce alla Cattedrale di San Patrizio, che altrimenti sarebbe andata in rovina.

Ho osservato piacevolmente la parte che racconta il mondo della pubblicità, dove sono esposte tutte le campagne promozionali che l’azienda ha utilizzato nel corso degli anni. In realtà è stato un viaggio nel mio passato, dato che diverse locandine mi hanno ricordato spot e manifesti pubblicitari visti in tv e sui giornali, abbiamo scattato delle bellissime foto in alcuni set creati appositamente: bellissimi ricordi che porteremo per sempre.

Il profumo del legno delle botti antiche e la macchina per tostare l’orzo ci accompagnano al Gravity bar, dove assaggiamo finalmente la pinta inclusa nel biglietto della visita: vi assicuro che, al settimo piano e ammirando la città, è ancora più gustosa! Troviamo un’atmosfera divertente, musica ad alto volume, risate e anche la spillatura della Guinness è particolare e prevede infatti di inclinare il bicchiere a 45 gradi e riempirlo per tre quarti, lasciandolo riposare circa 120 secondi, finché la birra diventa nera.

SLAINTE!

Resta purtroppo solo il giorno della partenza dove approfittiamo del sole per tornare al Trinity college e, insieme agli studenti, fare un giro nel bellissimo parco e, sorseggiando un buon caffè, scattare innumerevoli foto.

Questo viaggio mi ha lasciato tanto, Dublino e i suoi abitanti sono accoglienti e pieni di vita, con una storia unica, che tutti prima o poi dovrebbero conoscere: visitatela, perché vi assicuro che ne vale la pena!

Ringrazio i miei compagni di viaggio, perché è stato bello condividere ogni tipo di emozione, e ringrazio il blog, che mi permette di scrivere questi racconti.
In fondo è come tenere i ricordi stretti nel cuore per il maggior tempo possibile!
