In Danimarca la luce non è una cosa da poco. È – senza esagerazione – uno degli elementi cardine attorno ai quali gira tutta la vita delle persone, che siano esse cittadine o campagnole.
D’estate ce n’è in abbondanza, fino quasi a non lasciare mai spazio al buio; d’inverno esistono giornate in cui la luce elettrica non si spegne mai.
Ma come vivono i danesi il passaggio dal sommertid, l’ora “estiva” (non esiste, da queste parti, il concetto di “ora legale”) al vintertid, l’ora “invernale”?

Innanzitutto, hanno bisogno di una regola per ricordare cosa si deve fare nei due passaggi. All’inizio dell’estate si tirano fuori dai capanni i mobili da giardino. Allo stesso modo, si “spostano fuori”, ossia in avanti, le lancette dell’orologio. All’inizio dell’inverno, gli stessi mobili tornano dentro, quindi le lancette si muovono “all’indietro”.

Poi, si dividono in due gruppi: quelli che apprezzano il “ritorno del buio” e quelli che invece non lo sopportano.
Ci racconta Kurt: “quando sposto indietro le lancette dell’orologio mi sento contento. So che dal giorno dopo comincerò ad accendere le candele in tutta casa, e che ritornerà l’atmosfera hyggelig – ossia accogliente, che scalda il cuore – che non può esistere durante le lunghe giornate luminose estive. In più, mi piace molto la birra, e non vedo l’ora che arrivi il primo venerdì di novembre, quando una delle birrerie più famose della Danimarca mette in vendita la sua birra di Natale”.

Contesta Liselotte: “il ritorno dell’ora invernale mi mette tristezza. Amo il sole, amo la luce, e so che – a meno che non arrivi un inverno bianco, con tanta neve brillante – dovrò aspettare mesi e mesi prima di poter godere di nuovo del sole e delle belle giornate all’aperto. So bene che se usassimo tutto l’anno l’ora estiva dovremmo aspettare fino alle 9.30 circa, prima di vedere l’alba, e questo certamente metterebbe tutti di cattivo umore, però… permettetemi di lamentarmi dell’inverno e della sua ora!”.
