Mastro Titta Passa Ponte

Te c’hanno mai mannato…

Roma 23 Novembre 1825 Rione Borgo

Immaginiamoci di essere catapultati indietro nel tempo, precisamente al 23 novembre del 1825, in una brutta giornata di pioggia.
Cercando riparo sotto i cornicioni di Borgo giriamo in Vicolo del Campanile e al civico 4 notiamo un uomo con davanti decine di ombrelli e dipinti di immagine sacre. Quindi sorpresi da questo colpo di fortuna ci avviciniamo per acquistarne uno ma, quasi giunti davanti a lui, veniamo preceduti da una guardia pontificia che gli urla “Mastro Titta! Vi stanno aspettando in Piazza del Popolo!”.
Per un istante rimaniamo pietrificati: quel venditore di ombrelli, era Giovanni Battista Bugatti, il boia dello Stato Pontificio.
Ma come ha fatto un venditore di ombrelli a diventare uno degli uomini più temuti di Roma?

Casa del boia, in vicolo del Campanile, 4. Fonte: Wikipedia
Casa del boia, in vicolo del Campanile, 4. Fonte: Wikipedia

Facciamo un passo indietro: il Bugatti nasce a Senigallia nel 1779 da una famiglia umile di calzolai e riparatori di ombrelli.
Nel 1796 si trasferisce a Roma, precisamente nel Rione Borgo, in Vicolo del Campanile 4 ed è proprio qui che inizia la sua carriera da boia.
A solo 17 anni entra a far parte della giustizia pontificia rimanendo in carica per 68 anni, fino al 1864, diventando così il boia più longevo della storia di Roma.
Durante la sua carriera esegue 516 condanne a morte, che annotava in un taccuino personale, indicando il nome del condannato, il reato, il luogo e il metodo dell’esecuzione (impiccagione, decapitazione con mannaia, ghigliottina e, in alcuni casi, mazzolatura).

Prima di ogni esecuzione Mastro Titta indossava il famoso mantello rosso (oggi visibile nel Museo Criminologico di Roma in Via del Gonfalone) e offriva al condannato un pizzico di tabacco o un sorso di vino per dare un piccolo conforto terreno negli ultimi istanti di vita.
Il soprannome “Mastro Titta” deriva da “Mastro”, titolo dato agli artigiani, e “Titta”, diminutivo romano di Giovanni Battista.
Una curiosità: il boia non si poteva recare nel centro di Roma a meno che non dovesse eseguire una condanna a morte. E il passaggio sull’altra sponda del Tevere avveniva spesso sul Ponte Sant’Angelo, ed è proprio qui che nacque il detto romano “Mastro Titta passa ponte”, usato appunto per annunciare una cattiva notizia o un evento temuto.

All’età di 85 anni il boia più temuto di Roma andò in pensione ricevendo dallo stato Pontificio una pensione mensile di 30 Scudi.
Morì cinque anni dopo, nel 1869, dopo ben 68 anni di carriera e 516 esecuzioni.

Gli strumenti del mestiere di Mastro Titta
Gli strumenti del mestiere di Mastro Titta

Ma torniamo a noi e al nostro immaginario 23 novembre 1825: seguiamo Mastro Titta che, indossato il suo caratteristico mantello rosso, si aboiappresta ad attraversare Ponte Sant’Angelo. Il suo passaggio non passa di sicuro inosservato: tra la folla si leva una voce che grida: “Mastro Titta passa ponte!”
Giunti a Piazza del Popolo la ghigliottina e già pronta. Una folla immensa si accalca in attesa dell’esecuzione dei due carbonari A. Targhini e L. Montanari… ma noi preferiamo non assistere e quindi prendiamo via del Corso e ci lasciamo alle spalle questo atroce spettacolo!

Se non te c’hanno mandato… Vacce!

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