Una piacevole passeggiata tra le colline e il mare al confine tra Liguria e Toscana.

La scorsa settimana ci siamo fermati in un parcheggio dell’autostrada, tra le uscite di Sarzana e Carrara e, seguendo dei cartelli turistici, ci siamo ritrovati in un altro mondo, inaspettato, quasi 2000 anni fa. Continuiamo a scoprire Luni, ripartendo dal basolato della strada principale!


Da una parte ci sono i resti del tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, proprio come quello sul Campidoglio, dall’altra si trovava un edificio pubblico, piccole piazze con decorazioni in marmo e la grande casa detta domus degli affreschi, che doveva essere davvero imponente e magnifica: ottima posizione, vasta metratura, ben tre giardini interni con funzioni diverse, pavimenti di pregio a mosaico e con intarsi di marmi, anche di importazione, e naturalmente pareti affrescate. Potevano forse mancare stanze termali?


Vicino a questa casa ci sono i resti di venti capienti vasi, detti dolia, infissi nel terreno per mantenere fresca la temperatura di conservazione dei cibi che vi erano contenuti. Pochi passi e si raggiunge il casale Caleo dove sono esposti reperti relativi alle case romane e ai loro giardini, e i resti di affreschi con esaustivi pannelli che ne illustrano la tecnica. Sotto la tettoia si vedono alcuni splendidi mosaici: quello di Oceano con sorprendenti dettagli marini (aragosta, sogliola, riccio, polpo…) e l’attiguo corridoio con Medusa dai capelli di serpenti, decorazioni floreali e la maschera doppia di Sileno, che cambia a seconda del punto di vista. L’altro invece, purtroppo molto danneggiato, raffigura il Circo Massimo di Roma, dove si svolgevano le corse dei carri.
Da qui si esce dalla zona della porta orientale di un tempo e si arriva in pochi minuti (spesso distratti dal piacevole avvistamento di pecore nere di razza massese) ai resti dell’anfiteatro che occupava un intero isolato e poteva accogliere circa 7000 spettatori, su due anelli di gradinate: si apprezza il paesaggio circostante immaginando il vociare della folla e i rumori dei combattimenti che avevano luogo nell’ampia arena.
Ritornando verso la piazza del foro si può passare dietro ai resti del tempio, notando tracce di una vasca per l’allevamento di pesci di epoca tardoantica, un casale vicino alla porta nord, l’imponente basamento del tempio dedicato alla dea di cui la città porta il nome. Nell’attiguo casale sono conservati interessanti reperti emersi dagli scavi del tempio tra cui dediche alla dea, “Lunae”, come quella scelta per l’etichetta di un noto Vermentino prodotto appena al di là dell’Aurelia.
Infine il sito della domus dei mosaici da cui proviene il mosaico raffigurante il Circo Massimo, mentre per una camera da letto o cubiculum si era scelto di raffigurare Ercole con una fiera colpita dalle sue frecce che giace a terra, un soggetto che doveva trasmettere le doti dell’eroe al padrone di casa, infondendogli una buona dose di autostima mattutina…


A questo punto dell’itinerario, prima di ripartire, direi che ci siamo decisamente meritati, nelle vicinanze, un ottimo piatto di panigacci o sgabei!
