Appunti di Viaggio
Molto spesso, guardando le folle accanite di turisti in giro nelle nostre città d’arte, ci chiediamo come mai tendano a tempestare qualsiasi dettaglio di fotografie. Specialmente nel caso di una popolazione tecnologicamente avanzata come i giapponesi, non è raro vedere in giro gruppi numerosi armati di fotocamera al collo aggirarsi nei vicoli velocemente, fotografare ogni inezia e ripartire velocemente alla volta della prossima tappa. Quasi come fosse uno sciame di cavallette che arriva, si nutre (con gli occhi, le pellicole e i sensori) della nostra bellezza e riparte verso un’altra meta succulenta.
A volte capita anche di sentire un amico dare del “giapponese” al compare che fotografa qualsiasi piccolezza durante propria giornata.
Ho sempre guardato con curiosità questo fenomeno, finché… non mi sono ritrovato io ad essere il “giapponese”, in Giappone!
Se avrete pazienza di leggere tutto il racconto, mi spiegherò meglio.
Per cercare un mondo nuovo, non dobbiamo fare come Cristoforo Colombo e dirigerci verso l’America. Lì troveremmo una cultura occidentale come la nostra, anche se con le proprie peculiarità.
Per trovare il vero significato di “nuovo”, dobbiamo andare dall’altra parte del globo, a 8 ore di fuso orario dall’Italia, in un paese che molto fieramente ha mantenuto la propria indipendenza ed il proprio isolamento fino a nemmeno due secoli fa. Questo gli ha permesso di tratteggiare un proprio carattere, degli usi e costumi che non si possono ritrovare altrove. Stiamo parlando del Giappone.

Inizialmente la cultura nipponica nasce dal continente asiatico, con tratti derivanti dalla Cina e dalla penisola coreana. Ma col passare del tempo la mancanza di contatti con la terra ferma gli ha permesso di sviluppare una serie di contesti che non si ritrovano altrove nel mondo.
Così, da ingenui occidentali anche abituati a viaggiare, siamo rimasti esterrefatti dal Paese del Sol Levante.
Quasi un giorno di viaggio, spezzato in due tratte, permette di entrare nel giusto mood. Si ha il tempo di recuperare le pagine non lette della guida e prepararsi all’ignoto. Anche se non c’è una vera preparazione da consigliare.
Da bravi consumisti, pensiamo che le serate passate al ristorante “all you can eat”, così come di qualche film, possano aiutarci. Niente di più sbagliato.
Il vero Giappone non è quello medievale raccontato nei vari lungometraggi a tema “Samurai e Geishe”. Tutt’al più un piccolo suggerimento lo possiamo ritrovare nei cartoni animati e anime che vediamo fin da quando siamo piccoli.
Così iniziando a girare troviamo piccole case con giardini curati, porte che si aprono parallelamente alle pareti, grumi di fili elettrici che vanno da un palo della luce ad un altro. Camminando per strada notiamo come non ci siano quasi ristoranti di sushi, ma molto street food, una quantità enorme di “Conbini” e suoni di ogni tipo da ogni dove.
I giapponesi non cucinano. Scaldano. Prendono il proprio cibo pronto nei vari 7Eleven, Lawson e Family Mart e lo portano a casa (quando non lo mangiano direttamente in strada).

Bambini molto piccoli con cappellini colorati che camminano da soli per strada. Macchine che si fermano molti metri prima delle strisce pedonali. Ah, troviamo poche automobili e molte biciclette. Gli attraversamenti pedonali sono accompagnati da suoni diversi a seconda della direzione che si sta prendendo. Il sistema acustico funziona solo nelle ore diurne.
Inizialmente non capiamo molto di quello che stiamo vedendo, ma continuiamo la scoperta di questo mondo. Così la sera, all’esterno di piccoli locali, troviamo gruppi di uomini e donne con la ventiquattrore o lo zaino chiacchierare e salutarsi con una lunga serie di inchini.
In giro non notiamo mezza cartaccia o mozzicone di sigaretta in terra. In strada ogni tanto c’è un’area fumatori, anche poco frequentata. Di sera i quartieri più turistici si animano con cartelloni ed insegne pubblicitarie luminose e musiche di ogni genere vengono sparate a tutto volume dagli altoparlanti di ogni negozio.

Nelle catene di negozi più conosciute siamo accompagnati da musichette sia all’ingresso, che durante gli acquisti. Dopo un po’ diventano familiari. Le confezioni sono super colorate e gli addetti alle vendite molto gentili. Sembra che gli energy drink vadano per la maggiore e gli alcolici siano un prodotto poco venduto.
Abbiamo iniziato appena a capire le differenze tra lo Stivale e il Sol Levante. Ma riguardo a cibo, mezzi pubblici, spa? Lo scopriremo…
Al prossimo racconto!
Pubblicato il 14.12.2023 su Sevenblog
