Appunti di Viaggio
Continuiamo il giro nell’Etruria meridionale, conosciuta anche come Tuscia. Siamo in provincia di Viterbo, lungo il corso del fiume Marta, prossimi al Lago di Bolsena e a Vetralla, visitata la scorsa settimana.
Arrivando da sud incrociamo la zona della Necropoli, prossima alle mura cittadine. Tuscania infatti è compresa nel territorio dell’antico regno etrusco, ma le sue origini sono ben precedenti. Tralasciando le leggende che la vedono fondata da Ascanio, figlio di Enea, o da Tusco, figlio di Ercole, Tuscania era anticamente una città-stato, con l’acropoli che sorgeva sul punto più alto del colle ove ad oggi si erge maestosa la Chiesa di San Pietro. Dal centro abitato si può notare l’abside e le torri che fungevano da prima difesa del borgo: romanica, con una cripta antica, tre navate molto semplici e una facciata decorata con mosaici, colonne e bassorilievi, con una loggia e un grande rosone al centro. Alla base del colle di San Pietro, la Chiesa di Santa Maria Maggiore colpisce anch’essa per l’imponenza romanica e non si può non notarla venendo da sud.

Tuscania diviene quindi importante centro commerciale, lungo la Via Clodia, poi cade nelle mani romane, pontificie e barbariche. Trova stabilità nel periodo di dominio italico di Federico II, che nel 1250 la conquista e la dota di imponenti mura di difesa. Queste si integrano perfettamente nel tessuto cittadino, costituito da edifici in tufo, materiale su cui è costruita l’intera città. L’impianto difensivo primario è etrusco: se ne vede la fattura a grandi blocchi squadrati nelle vicinanze di San Pietro. La porzione meridionale delle mura difensive è l’unica che ad oggi manca. Sui suoi resti si possono notare i resti del Castello del Rivellino, così chiamato per via del colle su cui sorgeva. La posizione non era affatto scontata: fronteggiava la sede vescovile, sul colle opposto (San Pietro). Venne devastato alla fine del XV secolo dalle truppe di Carlo VIII, in transito verso il Regno di Napoli e mai più ricostruito.

Nel 1222 vi soggiorna San Francesco d’Assisi e nel 1421 ne viene data la reggenza al Capitano di Ventura Angelo Broglio da Lavello, di cui ancora si riconoscono tracce: la Torre di Lavello. Sotto di essa sorge un grande parco pubblico.

Nel 1495 Papa Eugenio IV al fine di sedare le ribellioni della popolazione e dei signorotti locali fa radere al suolo la maggior parte delle fortificazioni nel territorio di Tuscania: questo evento da il la al lento declino di questo borgo, che terminerà solamente con l’annessione al Regno d’Italia.

Nel centro della città, in Piazza Bastianini, sorgono la seicentesca fontana Grande e il Duomo, dedicato a San Giacomo Maggiore. Un vero peccato non averlo potuto visitare, per via del restauro in corso.
La visita però è proseguita passando davanti la Fontana delle Sette Cannelle, verso Piazza Basile, dove sorge il Palazzo del Comune, il Teatro comunale, l’ex chiesa di Santa Croce, ora spazio espositivo e per eventi e la Chiesa di San Lorenzo, con pianta a croce greca.

Il prodotto tipico di Tuscania è la ceramica, famosa in tutto il mondo. Ma non è certamente da meno la produzione di lavanda e dei prodotti cosmetici a base di questa pianta, con il periodo della fioritura a rendere questo territorio un’esplosione di colori e profumi: meta ideale per un weekend di benessere.

Al prossimo racconto!
