Appunti di viaggio
Finalmente è arrivato giugno e molte persone staranno sognando la tanto agognata meta estiva. Che sia Ibiza, Mykonos, Barcellona, Londra, Gallipoli, Rimini e Marzamemi o Brunico, Courmayeur, Lugano e Sirmione, poco importa. Sono molto sicuro che in pochi, pochissimi, staranno pensando “Quest’anno, me ne vado in Basilicata”.
In effetti facendo un giro in agenzia viaggi, sui social o guardando sui cartelloni pubblicitari, non ce n’è traccia.
La Basilicata ha molto da dare. Certo, Matera è stata la capitale europea della cultura nel 2019 e da “vergogna d’Italia”, poco più di 60 anni fa, si è trasformata in una grande calamita per turisti.
La ricchezza di questa regione risiede nell’isolamento a cui è stata sottoposta nei secoli, che ha lasciato intatti tradizioni, dialetti, paesaggi, natura ma soprattutto accoglienza verso il viaggiatore.
Infatti non manca mai il tempo per qualche parola, la gentilezza di un caffè, la cortesia nello spiegare indicazioni, una telefonata per raccomandare un perfetto sconosciuto al ristorante di qualche parente o amico.

Non è solo una questione di “mangiare bene e spendere poco”. C’è un concetto di tempo diverso rispetto a quello a cui siamo ormai abituati nelle città. Il caffè si gusta mentre si parla del più e del meno, e a tavola ogni portata viene illustrata minuziosamente, spiegando come le materie prime siano proprie o al massimo di qualche agricoltore vicino, andando orgogliosi delle ricette che la trisnonna ha tramandato oralmente alla nonna e lei poi ai nipoti.
La natura in Basilicata è rimasta intatta, quasi nascosta. Ed è così che mentre si viaggia in macchina tra Potenza e il mare, d’improvviso compaiono guglie di pietra svettanti verso il cielo, isolate come dei giganti a protezione di un territorio prezioso: sono le Piccole Dolomiti Lucane!
Il nome è presto spiegato. La somiglianza con le pale trentine si nota a colpo d’occhio ed anche la loro origine è comune. Si tratta di antichi fondali oceanici che circa 15 milioni di anni fa si sollevarono, creando queste meraviglie.

L’antropizzazione del territorio è minima. Basti pensare, ad esempio, che solo un’autostrada lambisce marginalmente il suo territorio, la A3. I fenomeni sismici e lo smottamento dell’arenaria poi non aiutano sicuramente lo sviluppo di grandi insediamenti cittadini: numerosi le frane, a volte di interi quartieri e i terremoti, ultimo quello dell’Irpinia, che hanno distrutto più volte anche interi paesi.
Ed è così la volta di incontrare Craco, un paese fantasma che deve la sua fama ad uno spopolamento dovuto ad un mix di frane, alluvioni e terremoti: rimane così a futura memoria, sospeso privo di vita sulla valle sottostante.

La storia abitativa della Basilicata parte addirittura dalla preistoria. Le grotte attorno Matera erano abitate da uomini cacciatori-raccoglitori. Trovavano così riparo dalle fiere, protetti negli anfratti rupestri. Si trovano poi fori dei pali che utilizzarono in seguito per costruire capanne per elevarsi dal terreno e dai pericoli che vi camminavano sopra.

È il turno della civilizzazione, con i greci che qui lasciarono un’impronta indelebile, facendo di Metaponto un grande centro urbano, capace di annoverare tra i suoi abitanti geni celebri in tutto il mediterraneo, come Pitagora.
Le bandiere blu non mancano nelle sue due coste, rendendo questa regione vera meta turistica balneare, con spiagge di sabbia e scogli, tra Jonio e Tirreno.

Racchiudere il tutto in un solo articolo non è facile, ma un’occhiata a volo d’uccello sul suo territorio lascia intendere come ci sia molto, moltissimo da scoprire.
Credo che ora qualcuno in più starà pensando alla Basilicata come prossima meta estiva… e non solo!
Alla prossima avventura!

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