Appunti di Viaggio
La scorsa settimana abbiamo camminato per i resti di un’antica città abbandonata nel bel mezzo del territorio di origine del Dio romano degli inferi Manth: l’Antica Monterano. Un luogo desolato ma impressionante, proprio per questo utilizzato più volte nell’ultimo secolo come ambientazione di alcuni film e serie tv entrati nella storia del cinema, come il Marchese del Grillo.

Dopo esserci messi alle spalle l’acquedotto di epoca romana, sulla sinistra troviamo delle grotte scavate nel tufo. Sono cavità molto simili a quelle già incontrate a Sutri: infatti anche stavolta si tratta di antiche necropoli etrusche. Questa volta però notiamo dimensioni maggiori rispetto alle precedenti. Il motivo è presto spiegato: svuotate di ogni loro antica funzione, sono state scavate in seguito ancor più in profondità e sono state utilizzate nei secoli più recenti come cantine naturali. Adibite nel tempo alla conservazione di carni, formaggi e vini dagli abitanti del borgo, ora non presentano più queste funzioni di conservazione enogastronomica e tutto quello che resta sono antri molto bui e profondi molti metri.

Seguendo il sentiero rosso della Riserva Naturale Monterano si scende lungo un ripido pendio che dopo molti metri e altrettanti gradoni giunge ad una spaccatura nella roccia davvero profonda, larga appena un metro nei suoi tratti più larghi e lunga a perdita d’occhio. Si tratta della tagliata etrusca, anche detta “il Cavone”. Un percorso scavato nella roccia dagli etruschi che permetteva di raggiungere facilmente il vicino fosso del Bicione, uno dei due torrenti che circonda l’Antica Monterano. Purtroppo nei periodi più affollati dell’anno ne è vietata la percorrenza, a causa di alcune frane e crolli avvenuti di recente.

Arrivati nel pianoro sottostante, la vista (e l’olfatto) rimangono stupefatti. Uscendo dalle ultime curve del sentiero in effetti ci si ritrova davanti uno spettacolo inatteso, la Zolfatara: un’enorme risorgiva di acqua solforosa immerge il visitatore in un ambiente vulcanico senza alcun preavviso.

Questa valle è stata sfruttata per l’estrazione mineraria fino al secolo scorso: inizialmente per l’estrazione di zolfo, presente in grandissima quantità, poi per altri minerali, come pirite e ferro. Le gallerie che la percorrono però non sono più in uso da almeno 50 anni.

Risalendo il torrente lungo il percorso ben visibile all’interno della Riserva Naturale Monterano, ci si immerge in un mondo che sembra essere preistorico. Durante la visita più volte ho sentito altre persone dire frasi come “sembra che da un momento all’altro possa spuntare fuori un t-rex” o “non mi sorprenderebbe trovare al parcheggio i fuoristrada di Jurassic Park”! Queste affermazioni non sono del tutto sbagliate. La vegetazione richiama alla mente proprio tempi antichi, magari visti in blockbuster o in documentari di Piero Angela: sono infatti presenti licheni, felci, edere e faggi a rendere questo posto così “giurassico”!

Ben nascoste dal sentiero principale, le cascate della Diosilla si gettano da un’altura a proseguire il percorso del fiume.
Il rumore dell’acqua del torrente e del vento tra gli alberi, unito al canto di qualche uccello, sono gli unici suoni che si sentono durante tutto il trekking all’interno della Riserva Naturale Monterano. Un’oasi di pace dove ristorare la mente dai frastuoni e dalla frenesia cittadina.

Per una visita agevole è consigliato abbigliamento comodo e scarpe da outdoor. Se si decide di non lasciare la macchina in uno dei due parcheggi nella riserva, ma a Canale Monterano, la passeggiata è piacevole e si possono incontrare antichi casali nel mezzo della vegetazione. L’anello del percorso è di circa 5-6 km e i dislivelli sono alla portata di tutti. Si può decidere di portare con sé un pranzo al sacco o in alternativa si può mangiare in uno dei buonissimi ristoranti in paese!

Arrivando nel borgo scopriamo qualcosa che mai ci saremmo aspettati… Alcune delle rovine più fotografate sono un falso! Volete saperne di più?
To be continued…
Alla prossima settimana!

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