Tre o quattro parole chiave

Accessori di Viaggio

Il viaggio, si sa, può avvenire in molti modi diversi. Può essere solo uno “spostamento”, un “cambio di panorama”, senza alcuna interazione con le persone del luogo. Un giro per fare un bagno in un mare diverso, per assaggiare pietanze dai sapori interessanti, per lasciare che la propria pelle si abbronzi ad una latitudine diversa.
A volte c’è bisogno di una vacanza così, dove si “stacca il cervello” per prendersi una pausa dalla quotidianità.
Altri viaggi, però, possono essere momenti di grande crescita e di profonda ispirazione personale, specialmente se si fanno con l’obiettivo di confrontarsi con altre culture e altre persone.

Gli Snakkemedmax, sempre in viaggio!
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Alcuni anni fa, un uomo che viaggiava molto per lavoro mi ha svelato il suo segreto.
“Appena arrivi in un posto, chiedi sempre come si dicono nella lingua locale – o nel dialetto, se necessario – queste quattro parole: buongiorno, buonasera, per favore e grazie. Se ti sforzerai di usarle, esse si riveleranno una formidabile chiave per aprire i sorrisi delle persone. Tutti si sentiranno lusingati, saranno più bendisposti nei tuoi confronti e sarà più facile chiacchierare”.
Confesso di non aver sempre seguito il suo consiglio: ci sono stati dei momenti in cui ero troppo concentrata su altro per ricordarmi di chiedere e memorizzare queste quattro parole.

Poi, c’è stato un caso davvero particolare, in cui non ho proprio “potuto” ottenere tutte le quattro parole: in Danimarca non esiste la parola “per favore”.
Non dovete pensare che si tratti di una lingua rude, aggressiva, cattiva. I danesi sanno essere molto gentili, ma allo stesso tempo – parlando in generale e scherzando anche un po’, per carità – hanno un linguaggio “no frills”, come certe compagnie aeree. Pratico, efficace, focalizzato.
Per comprendere come sono arrivati a questo punto, suggerisco sempre di immaginare di tornare indietro nel tempo, ad esempio all’epoca vichinga: trovandosi a dover fronteggiare un clima tremendo e a dover lottare per la sopravvivenza, non c’era certamente tempo per “le cerimonie”. Le comunicazioni dovevano necessariamente essere scarne e precise.
Ecco, quindi, che l’espressione “per favore” è rimasta sottintesa, e si percepisce nel modo di costruire la frase e di porgere le parole.

Max, degli Snakkemedmax!
Max, degli Snakkemedmax!

Anche le altre tre espressioni non hanno avuto sorte molto diversa: per salutare quando si incontra qualcuno (buongiorno, buonasera, è lo stesso) basta un “hej” (che si pronuncia “ai”); per accomiatarsi il suono semplicemente si raddoppia (“ai – ai”).
Per ringraziare, è sufficiente un “tak” (non fatevi ingannare, non pensate all’espressione milanese: la “a” di tac è corta, in questo caso), al quale si risponde “selv tak” (“seltac”), che significa “sono io che ringrazio te”.
Quell’uomo usava tenere un quadernetto proprio per annotare queste parole, per non doverle richiedere una seconda volta: le tre parole danesi potrebbero essere le prime del vostro nuovo quaderno irrinunciabile da viaggio!

Pubblicato da mattrossblog

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