Salve cari lettori, dopo un bel po’ di tempo torno su questi schermi per parlarvi di una storia che, dietro l’apparenza di un racconto fantastico e avventuroso, nasconde una riflessione profonda e sorprendentemente attuale sulla natura umana. I Viaggi di Gulliver, scritto da Jonathan Swift nel 1726, non è soltanto il resoconto di straordinarie avventure in terre lontane, ma un’opera che utilizza il viaggio come strumento per osservare la società da una prospettiva diversa, mettendone in luce limiti, contraddizioni e paradossi.
Leggendo I Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un libro che, pur essendo stato scritto nel XVIII secolo, riesce a parlare in modo sorprendentemente diretto al presente. Attraverso il racconto di viaggi fantastici, Swift costruisce una satira profonda e amara della società umana, mettendo in discussione il potere, la politica, la scienza e la presunta superiorità morale dell’uomo. Il viaggio diventa così uno strumento di osservazione critica, che permette di guardare il nostro mondo da una distanza sufficiente a coglierne le contraddizioni.
Nel primo viaggio, ambientato a Lilliput, Gulliver entra in contatto con una società minuscola non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto morale. I lillipuziani sono ossessionati dalle gerarchie e dal potere e le cariche politiche vengono assegnate attraverso prove ridicole, prive di qualsiasi valore reale. Questa rappresentazione appare estremamente attuale se si pensa alla politica contemporanea, spesso dominata dall’apparenza, dalla ricerca del consenso e dalla visibilità mediatica, più che dalla competenza. Anche il mondo dei social network sembra funzionare secondo una logica simile: chi riesce a ottenere più attenzione ha più “potere”, indipendentemente dalla qualità dei contenuti. In questo senso, Swift anticipa il rischio di una società in cui la forma prevale sulla sostanza, un tema centrale anche nell’educazione civica di oggi, che invita a sviluppare spirito critico e consapevolezza nell’uso dei media.
La guerra tra Lilliput e Blefuscu, nata da una banale disputa sul modo di rompere un uovo, rappresenta una chiara denuncia dell’assurdità dei conflitti ideologici. Questo episodio richiama molte divisioni contemporanee, soprattutto nel dibattito pubblico e online, dove differenze minime di opinione possono trasformarsi in scontri violenti e polarizzati. Swift mostra come il fanatismo e l’incapacità di dialogo siano elementi ricorrenti della storia umana, un problema che oggi si manifesta nella difficoltà di costruire un confronto civile e rispettoso.

Nel viaggio a Brobdingnag, in cui Gulliver diventa minuscolo in un mondo di giganti, emerge una critica ancora più diretta all’arroganza della civiltà occidentale. Gulliver racconta con orgoglio le conquiste e le istituzioni europee, ma il giudizio del re di Brobdingnag è severo e mette in luce una società fondata su guerra, violenza e sfruttamento. Questo episodio può essere collegato alle riflessioni contemporanee sul colonialismo, sulle disuguaglianze globali e sulla responsabilità storica degli stati più potenti. Anche oggi, infatti, molte nazioni si presentano come modelli di democrazia e progresso, senza riconoscere pienamente le proprie contraddizioni interne, in contrasto con i principi di uguaglianza e dignità sanciti anche dalle moderne costituzioni.
Il terzo viaggio, ambientato a Laputa, appare forse il più vicino alla società tecnologica attuale. Laputa è il regno di una scienza astratta, lontana dalla realtà e dai bisogni concreti delle persone. Gli studiosi si dedicano a esperimenti inutili, mentre la popolazione vive nel disagio. Questo scenario richiama il rapporto complesso che oggi abbiamo con il progresso tecnologico e scientifico: viviamo in un’epoca dominata da innovazione, intelligenza artificiale e algoritmi, ma spesso senza una reale riflessione etica. Swift sembra anticipare il rischio di un progresso privo di responsabilità, un tema centrale anche nel concetto di cittadinanza digitale, che invita a usare la tecnologia in modo consapevole e umano.
Il viaggio finale nel paese degli Houyhnhnm è il più inquietante e radicale. Qui gli esseri razionali sono cavalli, mentre gli uomini, gli Yahoos, rappresentano il lato più istintivo, violento e degradato dell’umanità. Gulliver arriva a provare vergogna per la propria specie, fino a rifiutarla. Questo episodio può essere collegato alla disumanizzazione che spesso avviene nella società contemporanea, soprattutto nel mondo digitale, dove l’’altro’ viene facilmente ridotto a un nemico, a un numero o a un bersaglio di odio. Swift costringe il lettore a chiedersi se il progresso tecnico e scientifico sia stato accompagnato da una reale crescita morale.
I Viaggi di Gulliver non è quindi soltanto un racconto di mondi lontani e creature bizzarre, ma un viaggio critico dentro la società e dentro l’uomo stesso. Attraverso la satira, Swift mette a nudo l’assurdità del potere, l’arroganza del progresso e la fragilità della natura umana, costringendo il lettore a guardare il presente con uno sguardo più consapevole e meno indulgente. E allora, dopo aver seguito Gulliver tra giganti, uomini minuscoli e creature razionali, la domanda più scomoda resta una sola: quanto siamo davvero diversi da ciò che Swift ha raccontato secoli fa, e quanto invece ci riconosciamo ancora oggi in quelle pagine?

Bello. Hai attualizzato magnificamente un racconto che credevo (per ignoranza) di pura e semplice evasione.
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Ciao, riflessioni interessanti e costruttive per un romanzo sorprendentemente attuale, brava!
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