La mia vacanza del Cuore
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Per il penultimo giorno decidiamo di allontanarci qualche chilometro dalla Val di Fassa e raggiungiamo l’Alpe di Pampeago.
Sorge sotto l’imponente catena rocciosa del Latemar, gioiello delle Dolomiti – Patrimonio Unesco: famosa località sciistica d’inverno, in estate è meta di camminatori attratti dai sentieri tematici del Latemarion che regalano momenti ed emozioni indimenticabili.
Prendiamo in salita la seggiovia che ci porta al rifugio Monte Agnello da cui intraprendiamo un impegnativo percorso circolare. C’eravamo solo noi e dato che camminavamo letteralmente sul “cucuzzolo della montagna”, abbiamo respirato per tutto il tempo una bellissima aria pura e frizzantina. Ricordo la presenza di molteplici specie di fiori rari e coloratissimi lungo il sentiero, che hanno arricchito piacevolmente il nostro cammino.

Al termine della faticosa passeggiata, pranziamo al rifugio e riceviamo una piacevole sorpresa: un’accoglienza calorosa a dispetto dell’aria all’esterno, aperitivo a base di succo di mele e piatti genuini e di qualità, il tutto accompagnato dal sorriso spontaneo del personale, una caratteristica mai scontata che fa sempre piacere trovare.

Rinfrancati da tutto questo scendiamo a piedi e intraprendiamo l’itinerario “RespirArt”.
Il parco d’arte RespirArt si trova tra 2.000 e 2.200 m s.l.m. e nasce grazie alla collaborazione tra la giornalista – scrittrice Beatrice Calamari e l’artista Marco Nones. Il parco si sviluppa lungo un percorso ad anello di circa 3 km, in cui è possibile ammirare le installazioni create da artisti di fama internazionale.
Alcune di queste opere, realizzate con materiali naturali come legno o pietra, sono visibili anche in inverno dalla pista da sci “Agnello” del comprensorio sciistico Ski Center Latemar. Ogni anno, durante il periodo estivo, vengono realizzati nuovi capolavori, mentre quelli degli anni precedenti vengono lasciati alla natura e al suo automatico processo di mutazione. Esso vuole essere un gesto creativo, simbolico, con lo scopo di rappresentare i continui cambiamenti della natura e della vita. Per i bambini sono presenti divertenti giochi in legno, ispirati alle installazioni artistiche e laboratori di Land Art.
Sembrava di essere catapultati in un film! Durante la camminata abbiamo avuto modo di ammirare questi capolavori ispirati alla montagna e alla natura dando libero spazio alla fantasia e scattando tantissime foto per rendere indelebili quei momenti: perché, solo facendo volare la fantasia, in qualche modo si riesce ad essere più liberi e sicuramente più felici.

Nel pomeriggio facciamo sosta a Moena, il più grande paese della Val di Fassa.
Il comune di Moena si trova tra le Dolomiti ad un’altitudine compresa tra 1.094 e 2.823 metri sul livello del mare, mentre il capoluogo comunale è sito a 1.184 metri sul livello del mare, coronato in senso orario dai gruppi del Latemar (Monte Toac, Sas da Ciamp), del Catinaccio (Roda di Vaèl), della Marmolada e di Cima Bocche (a sud).
Di tutti i paesi della Val di Fassa Moena, forse per la sua grandezza, è quello che trasmette meno pace: tante persone affollano strade e ristoranti e lo rendono molto più simile ad una città.
Quest’anno poi Moena era sede del ritiro del Genoa, la squadra di calcio, e molti abitanti del capoluogo ligure erano lì appositamente unendo la loro vacanza alla passione per la squadra del cuore.

Dopo una cena tipica, che di tipico aveva ben poco (sì, siamo rimasti un po’ delusi!) ci prepariamo ad affrontare l’ultimo giorno di questa stupenda vacanza.
E come ultima tappa decidiamo di andare a salutare la regina delle Dolomiti, proprio lei, la Marmolada!

Iniziamo dal lago Fedaia, un lago alpino artificiale delle Dolomiti di Fassa, localizzato subito a ovest del Passo Fedaia, sotto il gruppo montuoso della Marmolada, nel territorio del comune di Canazei, in provincia di Trento.
Era una giornata bellissima e complici i raggi del sole abbiamo potuto godere di riflessi stupendi che danzavano sulla superficie dell’acqua e regalavano emozioni uniche: sono riuscita a immortalare una nuvola che si specchiava nel lago e ve la regalo affinché possiate gioirne anche voi. Ricordo una pace immensa e ne ho fatto tesoro per prepararmi ad affrontare di nuovo la routine lavorativa.
Proseguiamo fino alla base della Marmolada al confine tra la provincia di Trento e la provincia di Belluno, il più alto delle Dolomiti stesse, raggiungendo la quota massima con la Punta Penia (3.343 m), delimitata ad oriente dalla Val Pettorina e ad occidente dalla Val di Fassa, con altre importanti vallate interne al gruppo (da est a ovest): la Val Contrin, la Val di Grepa e la Val San Nicolò.

Non composta a rigore da dolomia (come le Dolomiti vere e proprie), bensì per lo più da calcari grigi molto compatti derivati da scogliere coralline (calcare della Marmolada), con inserti di materiale vulcanico, importante è anche la presenza al suo interno del più grande ghiacciaio delle Dolomiti, il ghiacciaio della Marmolada.

Il nome Marmolada, qualora non fosse connesso con il latino marmor “marmo”, potrebbe derivare da una radice indoeuropea attestata in greco marmar-, che significa “splendere”, “scintillare”. Il riferimento è al ghiacciaio sulla cui origine e formazione una leggenda narra che una vecchietta, invano sgridata dai suoi compaesani, raccolse il fieno nel giorno della festa votiva del 5 agosto (“Madonna della Neve”). La notte seguente cominciò a nevicare e nevicò tanto sino a formare il ghiacciaio che tuttora esiste, e sotto il quale chi sa da quanti secoli, giace ancora la povera vecchietta col suo fieno nel tabiè (fienile).
Ci fermiamo alla partenza della funivia, ma decidiamo di non salire per mancanza di tempo, giriamo un po’ nel paesino di Rocca Pietore facendo shopping e mi imbatto estasiata in una piccola baita di montagna trasformata in un angolo per il book-crossing: una bellissima iniziativa per dare vita ai libri usati e per avere sempre qualcosa da leggere. Ovviamente non mi lascio scappare l’occasione e prendo un’edizione rarissima de “Il miglio verde”, che conservo gelosamente.

Purtroppo è tempo di tornare per prepararci alla partenza, ma non prima di fare innumerevoli tappe per acquistare speck, formaggi, grappa, mele e strudel, ignorando beatamente il fatto che il bagagliaio della macchina aveva da tempo raggiunto il limite massimo di capienza! Quei posti sono talmente magici, e le cose tipiche talmente buone, che si vorrebbe portare via ogni cosa per non dimenticare troppo in fretta sapori, profumi ed emozioni infinite.
Concludo ringraziando i miei compagni di viaggio, che ho coinvolto in questo racconto con un piccolo cameo. Ci siamo divertiti e rilassati trovando l’allegria e l’armonia di cui avevamo bisogno.

E grazie al blog e soprattutto a Matteo che ogni tanto mi permette di “scribacchiare” articoli di viaggio: è molto bello per me poter imprimere su carta le emozioni provate. È come se la vacanza non finisse mai!
Per me la montagna è aria, gioia, libertà, nutrimento per gli occhi e per lo spirito grazie ai suoi bellissimi panorami e tanti tanti bei ricordi di vacanze trascorse con l’amore della mia vita.
Zia
“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.
Paolo Cognetti
NDR: informazioni storico-geografiche tratte in parte da Wikipedia

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