La mia vacanza del Cuore
Le vacanze, il giusto premio che ognuno di noi aspetta dopo un faticoso anno lavorativo, mete diverse per ogni tipo di avventura rese indelebili da foto, souvenir o semplicemente da ricordi visivi.
Fin da piccolissima la mia meta del cuore sono state le Dolomiti, complice la passione della mia famiglia per la montagna e l’escursionismo. Ogni volta che posso ci torno per regalarmi una settimana di puro relax fisico e psicologico.

Quest’anno abbiamo deciso di trascorrere una piacevole settimana in Val di Fassa, una valle nelle Dolomiti situata nel Trentino nord-orientale, al confine con le province di Bolzano e Belluno. Costituisce l’alto corso del torrente Avisio, che nasce dal ghiacciaio della Marmolada.

L’albergo si trovava a Pozza di Fassa e fuggendo dal caldo torrido del luglio romano abbiamo subito trovato un clima fresco e rigenerante che ci ha portato a sfoggiare con molta gioia felpe e piumini; la prima sera, mentre ci riposavamo dalle fatiche del viaggio, abbiamo deciso di stilare un programma dettagliato della settimana stando ben attenti alle previsioni del tempo che in montagna cambia molto velocemente.
Armati di zaini, k-way e scarponi, il primo giorno siamo andati a vedere il famoso lago di Carezza; non lo vedevamo per la prima volta, ma comunque tornarci è stato molto bello grazie all’atmosfera unica che regala e ai suoi caratteristici colori.
Il lago di Carezza è un piccolo lago alpino situato a 1534 m slm nell’alta Val d’Ega nel comune di Nova Levante, a circa 25 km da Bolzano in Alto Adige, incastonato tra fitti boschi di abeti, sotto le pendici del massiccio del Latemar, che si specchia nella sua acqua limpida.
Secondo la Guida del Touring Club Italiano, il nome deriva dalle Caricaceae, famiglia di piante dalle larghe foglie lobate (“carezza” sarebbe l’adattamento italiano del termine locale che le indica). Il lago è noto per i suoi colori e per questo nella lingua ladina viene chiamato anche “Lec de Ergobando” (o “arcoboàn“), cioè “lago dell’arcobaleno”.

Decidiamo di iniziare la passeggiata che ci porterà a fare il giro del lago e da ogni angolazione possiamo ammirare i suoi innumerevoli riflessi variopinti: l’immagine più suggestiva è il massiccio del Latemar, un gruppo montuoso che si estende tra le province di Trento e Bolzano che si specchia nelle acque del lago come un abbraccio, creando un’unione a dir poco perfetta.
Camminando nel boschetto tutt’intorno troviamo un’atmosfera fresca e rilassante e riusciamo addirittura a fare un piccolo spuntino a base di fragoline di bosco.
La novità che abbiamo trovato nei dintorni del lago è stata la presenza di un ponte in ferro sospeso sul letto di un fiume. Attraversandolo abbiamo potuto godere di un fantastico panorama della Val di Fassa dall’alto: imperdibile!
La caratteristica dei boschi del Latemar è un legno molto particolare, di cui abbiamo potuto apprezzare i suoni, in quanto ne era presente una piccola parte accanto al ponte appena descritto. Infatti il legno proveniente dalle foreste del Latemar (in Val d’Ega, vicino al Trentino) è un legno di risonanza apprezzato per le sue eccezionali qualità acustiche, dovuto alla sua particolare struttura con anelli annuali stretti e ondulati e un basso peso specifico, che favoriscono la trasmissione del suono. Questo abete rosso, privato di nodi e difetti, è utilizzato per la realizzazione delle tavole armoniche degli strumenti musicali come violini, violoncelli e pianoforti, conferendo loro la “tonalità sonora” desiderata.

La sera, dopo un rigenerante bagno nella piscina dell’albergo ci siamo gustati un’ottima cena seguita da una passeggiata al fresco per le stradine di Pozza di Fassa.
Il secondo giorno abbiamo deciso di fare la prima escursione in alta montagna, quindi iniziavano le prime fatiche.
Da Pera di Fassa ci siamo serviti della seggiovia del Vajolet, godendoci il relax della salita e all’arrivo, gambe in spalla, abbiamo preso un sentiero che ci ha portato al rifugio Gardeccia a 1949 mt di altezza.
La camminata, dopo una piccola salita iniziale, era tutta in pianura ed era disseminata di cartelli in legno che spiegavano le leggende legate alle montagne della zona.

Dopo qualche pausa di troppo dovuta allo “scarso allenamento”, siamo arrivati al rifugio che si trovava, insieme ad altre due baite, in mezzo ad un grandissimo prato. La prima cosa che mi ha colpita è stata l’armonia che caratterizzava le tantissime persone sdraiate sull’erba a godersi il relax sotto il sole: sembravano davvero in pace con l’ambiente che le circondava.
A quel punto ci siamo separati e io e mio padre abbiamo proseguito a piedi verso il rifugio Vajolet insieme ad altri compagni di trekking che come noi si erano avventurati per raggiungere la cima.
È stata dura, lo ammetto, ma la soddisfazione di raggiungere la vetta a 2243 metri è davvero indescrivibile. Ci siamo riposati un po’ e, dopo aver scattato delle bellissime foto, siamo tornati al punto di partenza pronti a gustarci un ottimo pranzo al rifugio.

Polenta, speck, uova e patate e una buonissima torta Linz sono stati il giusto premio dopo tanta fatica.

Ogni anno, quando arriva il periodo delle vacanze, mi vengono in mente tanti luoghi da poter visitare: città straniere, laghi, mare, città d’arte.
Poi invece il mio pensiero va dove da sempre mi porta il cuore, in montagna.
Le Dolomiti sono state da sempre per me la vacanza del riposo, del relax all’aria pura, ammirare e ricercare luoghi incontaminati è sempre stata la mia passione da quando ho cominciato a potermi regalare le ferie che ognuno di noi attende con ansia ed entusiasmo. Molto spesso quando decido di fare escursioni un po’ faticose mi sento dire “ma chi te lo fa fare?”
La risposta è semplice: raggiungere queste mete dà sollievo ad anima e corpo, e anche se a volte si intraprendono sentieri interminabili, quando si raggiunge la meta la soddisfazione è talmente grande che ti fa dimenticare di tutto. Non cambierei mai una vacanza del genere con altre destinazioni: al ritorno a casa, ti resta dentro ogni passo, ogni sentiero, ogni panorama tutto stampato nella mente come una bellissima foto.
Papà

Per il prosieguo del racconto…
Alla prossima settimana!
NDR: informazioni storico-geografiche tratte in parte da Wikipedia

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