Storia di un amore improbabile
“Leo e Zoe, storia di un amore improbabile” è il debutto narrativo di un musicista, compositore e produttore che mi ha incuriosito ed emozionato per l’ambientazione anni ottanta, la passione per la musica che accomuna l’autore e i protagonisti, lo stile fresco e scorrevole, la caratterizzazione di Leo, chitarrista e cantante torinese (personaggio ispirato all’amico musicista scomparso Giggi Restagno), e Zoe, studentessa d’arte di Bologna. Il loro primo incontro è in un negozio di vinili e, nonostante gusti differenti, l’attrazione è immediata; tra giri in Lambretta, concerti, negozi di abiti vintage, la storia procede fino ad un soggiorno londinese in cui Leo ha l’occasione di farsi notare da un produttore mentre Zoe si rende conto di dover ancora trovare la sua strada. L’autore, grazie alle sue esperienze personali, tratteggia con grande ricchezza di dettagli l’ambiente delle sottoculture giovanili mod e afro a cui appartengono i protagonisti e con sensibilità affronta temi delicati come i rischi del successo improvviso e la dipendenza da stupefacenti, dando al finale un tocco originale e suscitando interessanti spunti di riflessione.

Ho avuto l’opportunità di rivolgere alcune domande ad Alex e le sue risposte sono molto interessanti:
Qual è stata la scintilla che ti ha portato a questo progetto?
Il 2024 è stato un anno di pausa forzata dalla musica in cui ho deciso di dare spazio ad un’idea che mi ronzava in testa da tempo. La scrittura è diventata prima un rifugio, poi una sensazione travolgente, mi ha aiutato a tenere lontani i pensieri negativi e, pagina dopo pagina, mi sono trovato talmente immerso in questa nuova avventura che alla fine ci ho messo anima e corpo.
Quali sono alcuni tuoi romanzi o autori di riferimento?
Tra gli autori che mi hanno accompagnato di più nel tempo ci sono Stephen King, per la sua capacità di intrecciare realtà e incubo in modo magistrale, e Jack Kerouac, che con il suo stile libero e visionario ha lasciato un segno profondo nel mio modo di intendere la narrazione.
Come hai gestito la combinazione tra realtà e fantasia?
Ci sono molti elementi autobiografici, tante situazioni sono nate da esperienze vissute, a volte in modo intenso. Gli elementi di fantasia rappresentano quello che avrei voluto fare, le scelte che magari non ho avuto il coraggio di prendere o i percorsi che la vita non mi ha concesso di seguire. La fantasia è una sorta di seconda possibilità, un modo per esplorare quei “e se…” che restano nella testa e nel cuore. La scrittura mi ha permesso di viverli, almeno sulla pagina.
Quanta conoscenza diretta hai avuto delle sottoculture mod e afro?
Quando ero un ragazzino, forse in seconda o terza media, frequentavo una compagnia di ragazzi più grandi che erano nel giro delle discoteche torinesi dove si suonava musica afro. Giravamo per negozi di abiti usati, proprio quelli che descrivo nel romanzo, alla ricerca di un look che ci facesse sentire parte di quel mondo. Facemmo amicizia con ragazzi e ragazze che ogni fine settimana si spostavano per raggiungere le discoteche afro più importanti, anche noi ci unimmo a quelle trasferte inseguendo suoni che sembravano provenire da un altro pianeta. Questa fase è durata tre o quattro anni intensi e pieni di scoperte poi è arrivato l’incontro con i Mods di Piazza Statuto e da quel momento in avanti quel mondo è diventato il mio universo di riferimento.

Se volete sapere di più sul libro e sull’autore, Alex Loggia (per chi non lo conoscesse, ex chitarrista degli Statuto e papà di due degli Omini, gruppo che ha partecipato ad X Factor 2023!), l’appuntamento è domenica prossima!
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N.d.r.: ringraziamo l’autore per averci fornito le immagini nell’articolo.
