Non smettete mai di cercare il sole
Un breve ma intenso racconto di una drammatica esperienza personale, che con sincerità ed emozioni palpabili, ci porta direttamente accanto all’autrice, durante un periodo molto traumatico. Si parla di diagnosi, di quelle che nessuno vorrebbe mai ricevere, di operazioni e cure mediche, certo ma, aldilà della specifica malattia, le parole di Sara sono preziose e catartiche. Non solo per lei, ma per i lettori e le lettrici che, come me, potranno cogliere riferimenti a proprie esperienze dirette o indirette.
Seguendo la narrazione, arricchita dalle significative, commoventi testimonianze di parenti, amici, colleghi e operatori sanitari legati a Sara, il messaggio è universale: si riflette sulla nostra fragilità, sulla possibilità che eventi traumatici incidano improvvisamente sulle nostre vite, sulla verità che non possiamo scegliere che cosa ci capita, ma possiamo scegliere come reagire a ciò che ci capita. Sara nella reazione alla diagnosi e a ciò che ne consegue dimostra una comprensibile vulnerabilità, ma anche un’eccezionale capacità di affrontare tutto con determinazione e positività, senza mai perdere la solarità che le testimonianze le attribuiscono. Passare attraverso eventi così drammatici potrebbe indurire, incattivire, ma per l’autrice, pur non nascondendo le difficoltà e i momenti di sconforto, diventa un’opportunità per rinascere più forte, completa e consapevole, riconoscendo che “Le cose che prima erano importanti ora passano in secondo piano, lasciando spazio a momenti che rendono più ricca la mia vita“. Così come si riconoscono gli stadi del lutto, si dovrebbero riconoscere anche le fasi simili che si attraversano nel caso di malattie subdole o improvvisi traumi: incredulità, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione, unite a paure e incubi ascrivibili alla sindrome da stress post traumatico.

Come si può oltrepassare tutto ciò e uscirne inevitabilmente diversi, ma con una nuova identità determinata a riconquistare la vita? Con un grande lavoro di introspezione che Sara dimostra con il suo racconto e con una rete di persone su cui si può contare, come quelle che Sara “ospita” e ringrazia più volte. Che cosa occorre per aiutare chi affronta i duri colpi della vita è fondamentalmente esserci, stare accanto, comprendere i bisogni, far sentire la presenza, offrire aiuti concreti, facilitare la quotidianità e favorire il raggiungimento di obiettivi lieti e terapeutici come per esempio un concerto, una vacanza, e non far mancare un pizzico di ironia salvifica. Sara, nella particolare condizione di paziente e infermiera, si trova a dover talvolta fare i conti tra la sua umana fragilità e la consapevolezza professionale, ma su tutto risplendono la sua capacità di relazionarsi attivamente con le persone e l’amore per i libri, ottima ancora di salvezza.
n.d.r.: Grazie Sara!
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N.B.: il ricavato sarà devoluto dall’autrice all’associazione “Un Angelo per Capello“
