La scorsa settimana Silvia ci ha portato in un viaggio metaforico all’interno di labirinti immateriali. Ma possiamo visitarne molti anche oggi. Vediamone alcuni, i più famosi, ed il loro significato!
Secondo il mito antico, l’architetto Dedalo costruì una struttura intricata e inaccessibile per imprigionare il mostruoso Minotauro nel palazzo di Cnosso, sull’isola di Creta. Ma aldilà del racconto mitologico, etimologicamente la parola labirinto potrebbe derivare dal pre-greco labrys, ascia bipenne simbolo del potere reale cretese, e significare quindi “palazzo dell’ascia bipenne”.
In seguito “labirinto” o “dedalo” indicheranno dunque una struttura complessa da cui è difficile uscire, costituita anticamente da un unico percorso contorto (unicursale), poi anche da un tracciato inestricabile di strade (multicursale).
Lo storico latino Plinio, oltre al labirinto di Cnosso nomina quelli di Lemno, Meride e Porsenna. Il filosofo Platone utilizza l’espressione per descrivere un ragionamento che non porta ad una chiara conclusione. Nella cultura dei nativi americani un labirinto sotterraneo sarebbe stato la dimora della divinità creatrice.
Con il cristianesimo il labirinto viene raffigurato sui pavimenti di chiese, a partire dalla Basilica di San Vitale di Ravenna del VI secolo, fino alle cattedrali gotiche del XII-XIII secolo. In alcuni casi, come nel portico del Duomo di Lucca, è inciso a bassorilievo, diventando simbolo del difficoltoso pellegrinaggio verso Dio, la cui unica via percorribile è quella della fede.

Dal periodo rinascimentale invece il labirinto diventa gioco cortese: nei giardini di ville e palazzi nobiliari si realizzano intricati allestimenti vegetali a scopo ricreativo, con panchine e luoghi di sosta per incontri romantici e talvolta con statue e iscrizioni di ispirazione letteraria: come per esempio quello che Andrè Le Notre aveva progettato a Versailles tra il 1672 e il 1677, ispirato alle fiabe di Esopo, purtroppo distrutto dopo un secolo. Oppure l’affascinante struttura di siepi di bosso di Villa Pisani a Stra (Ve) del 1721, culminante nella torretta con la statua di Minerva.
In età contemporanea continua il successo del labirinto come simbolo, gioco, metafora del pensiero: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges dedica a questo tema diverse novelle alludendo al disegno divino, all’universo o alla conoscenza umana, influenzando altri autori e ispirando l’editore e collezionista Franco Maria Ricci a costruire vicino a Fontanellato (Pr) il più grande labirinto vegetale di diverse specie di bambù, esteso per 7 ettari e inaugurato nel 2015.
