Diario di un viaggio labirintico

Dal viaggiare con la mente al viaggiare con il cuore.

Cari lettori viaggiatori, dopo mesi di silenzio autoindotto, mi ritrovo ad iniziare il nuovo anno viaggiando insieme a voi.
Se vi ricordate, nell’ultimo articolo si parlava del labirinto e di come uscirne, chiedendo aiuto e permettendoci di farci aiutare.
Per quanto mi riguarda credo di esserne appena uscita e non è un caso che sia avvenuto sincronicamente con l’arrivo del 2025.
E voi a che punto del vostro labirinto siete?

Incisione su gesso: Labirinto in un solo dito

Incisione su gesso: Labirinto in un solo dito

Proprio in merito a questo, volevo condividere con voi delle intime riflessioni che spero possano aiutare più persone possibili a riemergere dal proprio torpore.

Negli ultimi mesi mi sono domandata spesso il perché non riuscissi ad esternare e comunicare quello che stavo attraversando. Sentivo di essermi persa e percepivo un blocco al livello della testa. Così tanti pensieri si sono affollati nella mente, che non sono più riuscita a ritagliarmi uno spazio per la scrittura. Mi sono persa in un labirinto fatto di pensieri e preoccupazioni inutili che ad oggi mi rendo conto di essermelo costruita da sola.
Per mesi sono rimasta nascosta nell’ombra in attesa che qualcuno mi venisse a cercare e mi portasse via di lì. Una parte di me voleva essere trovata, così da mettere un punto a quell’attesa straziante; mentre un’altra non voleva essere aiutata, perché così poteva continuare ad alimentare il suo ego e ad auto sabotarsi. Da entrambe le parti c’era un rifiuto a voler fare un passo verso l’uscita da quel labirinto, diventato ormai una tana sicura per l’autocommiserazione.

Il rifiuto non è altro che un NO che diciamo in primis a noi stessi. Anche quando rifiutiamo l’aiuto di qualcuno per orgoglio o vittimismo, stiamo comunque dicendo NO a quella parte autentica di noi che è tenuta in ostaggio dall’ego.
Si sceglie così di rimanere nascosti per paura di esporsi, di essere rifiutati, di sbagliare. Si hanno tante paure, ma il vero reale motivo per il quale ci si nasconde è solo uno: non volersi prendere la responsabilità delle proprie azioni. Preferiamo delegare agli altri, così se qualcosa va storto sappiamo chi incolpare oppure, in mancanza di ciò, ce la prendiamo con il mondo intero, con il destino, esclamando la frase della vittima dipendente “capitano tutte a me”!
Negare le proprie responsabilità è sinonimo di rifiutare l’essere adulti e voler dipendere dagli altri.

Tutti attraversiamo questa fase più volte durante la nostra esistenza, anche dopo aver superato la maggiore età. Almeno in un ambito della vita siamo dipendenti o lo siamo stati. Ci sono innumerevoli dipendenze se ci soffermiamo a riflettere. Ne cito solo alcune, tra le più comuni: dipendenze affettive nelle relazioni di coppia, famigliari o di amicizia; quelle economiche e lavorative; e poi ci sono quelle che incidono sullo stato di salute (fumo, alcol, cibo, gioco d’azzardo ecc.); ognuno ha le proprie. Questo discorso non vuole essere una critica, piuttosto nasce da una mia riflessione riguardo al rifiuto della propria autenticità. Quante volte ho preferito essere dipendente da qualcosa o qualcuno invece di prendermi la responsabilità delle mie azioni? Quante volte ho procrastinato e rifiutato delle opportunità e quante mi sono tirata indietro per paura di mettermi in gioco? Per troppo tempo ho disubbidito ai bisogni dell’anima. Forse è arrivato il momento di diventare adulti responsabili e autentici con il nostro vero sé.

E voi vi siete mai posti queste domande? Probabilmente no, ma a volte si ha solo bisogno di essere avviati a ricercare le proprie verità. Mi piacerebbe che anche voi riusciste a sentire nel profondo le vostre emozioni e ad andare oltre ciò che già conoscete. Posso accompagnarvi in questo viaggio interiore, ma il vero lavoro sta a voi: la responsabilità di guardavi dentro e attuare un cambiamento è la vostra; nessuno all’infuori di voi ha il potere di farlo.

Stampe nero su bianco: Labirinti nascosti in una mano
Stampe nero su bianco: Labirinti nascosti in una mano

Sono uscita dal mio labirinto, semplicemente con l’auto osservazione o ascolto interiore e con la pratica dell’arte terapeutica. Ma l’ho scelto; mi sono presa la responsabilità delle mie azioni, consapevole del fatto che il mio labirinto è sempre lì ad aspettarmi. E probabilmente ci ritornerò, ma la vita è fatta anche di questo, alti e bassi. L’importante è uscirne più motivati e consapevoli di prima.

Potete fare lo stesso, ritagliandovi uno spazio per voi durante la giornata e iniziando a porvi quelle domande inusuali a cui non siete abituati. Procuratevi un diario, se preferite, dove appuntare tutte le vostre considerazioni affinché possa divenire per voi una sana consuetudine. Rileggere quello che avete scritto a distanza di giorni, può rivelare parti nascoste del vostro essere.

Vi auguro un nuovo anno pieno di consapevolezza e momenti felici che arricchiscano la vostra dolce anima. Vi auguro di avere sempre la volontà di prendervi cura di voi interiormente ed esteriormente, perché è solo partendo dai vostri intimi bisogni che potrete condurre una vita armoniosa.

Un caloroso abbraccio, al prossimo incontro creativo ed evolutivo!

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