Tre metri sopra al Celio

Te c’hanno mai mannato…

Tra i sette colli di Roma il Celio è sicuramente quello che detiene il primato di essere il meno affollato dai turisti e il più confuso dai romani.
Tanto è vero che molti lo confondono con il Palatino. Questo errore nasce per via di una nota trasmissione televisiva degli anni novanta, la quale annunciava in diretta tv che le registrazioni si tenevano negli Studi del Palatino in Roma… i quali però si trovano sul Celio e si chiamano ancora oggi Studi Mediaset Palatino!
Ma il colle romano, invece, ha molto da regalare e merita senz’altro di essere visitato e conosciuto.

Il nome del colle viene fatto risalire all’etrusco Celio Vibenna, il quale, insieme al fratello Aulo Vibenna e al suo esercito, avrebbero occupato le alture di questo monte dandogli il nome. E come raccontò l’imperatore Claudio in un discorso al senato, tra le reclute di questi soldati a seguito di Celio Vibenna c’era Mastarna, servo e scudiero di Celio che, dopo varie vicissitudini, divenne Re di Roma con il nome di Servio Tullio, il re Servo. Ma queste è un’altra storia.

Resti dell''acquedotto Neroniano
Resti dell”acquedotto Neroniano(1)

Torniamo a noi e prendiamo come punto di partenza l’Ospedale militare del Celio che risiede sul colle dal 1873, quindi saliamo fino ad incrociare al centro della strada i resti dell’acquedotto Neroniano, prolungamento dell’acquedotto Claudio, voluto da Nerone per la sua Domus Aurea. Prima di attraversare la strada facciamo un salto nella bellissima Basilica a pianta circolare di Santo Stefano Rotondo, dove possiamo ammirare i 34 affreschi del Pomarancio. La basilica, da studi fatti, venne costruita in prossimità dei Castra Peregrina: praticamente la sede dei servizi segreti dell’imperatore. A darne ulteriore conferma fu il ritrovamento di un mitreo sotto il pavimento della chiesa, nel 1973.

Santo Stefano Rotondo
Santo Stefano Rotondo

Tornando indietro, ripassando davanti ai resti dell’acquedotto, che ormai funge da spartitraffico, e andando dal lato opposto della strada, ci troviamo davanti ad una delle porte superstiti delle mura serviane, la Porta Celimontana: conosciuta anche come Arco di Dolobella, nome del console Romano che la restaurò nel 10 a. C.
Superato l’arco si ha come l’impressione di entrare in un piccolo borgo silenzioso al centro di Roma. La lunga via costeggiata da mura ci porta fino ad un piazzetta dove abbiamo la possibilità di entrare da una parte a Villa Celimontana, vero museo all’aperto dove possiamo trovare reperti di ogni epoca, oltre al famoso Obelisco Celimontana. Dall’altra parte, invece, troviamo la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, due ufficiali Romani martiri sotto l’Imperatore Giuliano. La basilica sorge sui resti del Tempio del divo Claudio di cui, grazie all’associazione Roma Sotterranea, oggi è possibile visitarne il sottosuolo, con i suoi laghetti sotterranei di acqua purissima.

Usciti dal percorso speleologico scendiamo per una strada che porta ancora il nome originale, ovvero il Clivo Scauro, la quale ricalca perfettamente l’antico tracciato con i suoi archi medievali che la scavalcano e dove vi è anche la possibilità di visitare delle case romane del II secolo ben conservate.

Clivio Scauro
Clivio Scauro

Giunti alle pendici del Celio, dal lato opposto da dove siamo partiti, troviamo la Chiesa di San Gregorio Magno, mentre dal lato opposto il Museo della Forma Urbis, dove sono conservati e riadattati i frammenti della meravigliosa mappa marmorea (per l’appunto la Forma Urbis) incisa sotto Settimio Severo ed esposta all’epoca su una parete del Tempio della Pace nel foro.

Museo della Forma Urbis
Museo della Forma Urbis

Se non te c’hanno mannato… Vacce!

(1): https://maps.app.goo.gl/8yeVVWkrXqYdTUc59

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