Stranezze danesi
“Parla come mangi” non è un semplice modo di dire. Quando sei in un paese straniero e non conosci una sola parola del linguaggio locale, il primo ostacolo che devi affrontare è quello legato al modo di chiamare il cibo. Noi italiani, infatti, non ci basiamo solo sulle parole in sé, ma diamo anche una grandissima importanza all’espressione del viso e all’intonazione.
Per me – che sono golosissima – è stato uno shock, ad esempio, scoprire che qui in Danimarca la cioccolata (“chokolade”) viene pronunciata con una smorfia di disgusto e un suono finale che somiglia a quello che si fa di fronte ad un cibo nauseabondo, che suscita schifo e ribrezzo. Bisogna dire che ho scoperto quasi subito il perché: la “cioccolata liquida” (quella che noi beviamo in tazza, bella fumante, accompagnata da un ciuffetto di panna montata) qui viene bevuta fredda di frigo mentre si mangiano i wurstel (che da queste parti si chiamano “pølser”). Non penso sia necessario aggiungere altro.

Le aringhe, al contrario, si chiamano “sild”, con uno schiocco finale di lingua simile a quello che farebbe un ghiottone di fronte al suo piatto preferito. Va da sé che mi sono incuriosita e ho deciso di provarle.
Anche in questo caso, la promessa potrebbe non essere mantenuta. La barriera culturale da superare è duplice. Tanto per cominciare, in Italia, in linea di massima, il pesce è guarnito da condimenti leggeri e freschi, mentre da queste parti le aringhe nuotano in salse dense al curry, alla cipolla rossa e ginepro, oppure fritte alla senape con anelli di cipolla, panna acida, mele e ravanelli. Per non parlare di quelle marinate nella birra (condite con aneto) o nell’acquavite.
In più – ma questo potrebbe essere un problema personale – io non amo molto il pesce e quindi se lo devo mangiare mi oriento su specie “magre” come orata, sogliola o merluzzo.
L’aringa è grassa e viscidina e le salse non aiutano di certo.
Insomma: fosse per me, le aringhe potrebbero continuare a nuotare felici in banchi nel Mare del Nord. I miei gusti sono evidentemente ben diversi da quelli della corte papale del XVI secolo dove, si dice, tutti apprezzavano le aringhe dell’Øresund (il tratto di mare tra Danimarca e Svezia).
E le vostre preferenze, invece?
