Il Bacio e l’amore nell’antica Roma

Venite con me… in un viaggio nella storia!

I Romani conoscevano diversi tipi di bacio, a seconda delle circostanze. C’erano baci di condoglianze durante i funerali, baci di congratulazioni o semplici baci di saluto. Ma c’erano anche i baci d’amore o di affetto, per i quali venivano usati tre nomi diversi:

1) Osculum, da os, “bocca”: cioè il bacio casto, a bocca chiusa. Le donne erano obbligate a baciare in questo modo il marito o i parenti, fino ai cugini di secondo grado. Sulla bocca poiché quest’ultimi avevano lo “ius usculi” o “il diritto al bacio”, il cui scopo era vedere se la donna aveva bevuto vino, poiché era vietato loro berlo e potevano anche essere uccise per questo: il bere vino era paragonato ad un adulterio.

2) Savium, da suavis, “dolce”, che era il bacio passionale, quello degli innamorati, con la lingua. Apuleio ne parla nelle Metamorfosi, nel mito di Amore e Psiche, dicendo che chiunque ritrovi Psiche riceverà da Venere tanti baci, di cui uno con la lingua.

3) Basium, da cui deriva “bacio”. Questa parola sostituì inizialmente Savium, ed indicava i baci erotici. Ma poi indicò il bacio in generale, anche quello più casto. Sui muri di Pompei si legge ancora basium, ma a Napoli lo leggevano con la V, cioè vasium, cosa che fanno ancora oggi… “Damm ‘nu vase” si dice.

Roma al tramonto. Un bel momento per un... Bacio!
Roma al tramonto. Un bel momento per un… Bacio!

I baci insomma erano parte della vita dei romani e il gioco dell’amore era pieno di strategie, tra cui fare ingelosire i mariti, come ci dice Ovidio: “guardati dal rendere sicuro il tuo uomo, fai in modo che veda sul tuo letto tracce di uomo e sul tuo collo segni di morsi”. Ebbene sì, esistevano i ‘succhiotti’!
E i fiori? Non si usava portare fiori alla propria fidanzata: erano infatti legati al culto religioso o per abbellire la casa. L’unico momento in cui erano richiesti i fiori era il matrimonio e pensate che qualcuno arrivò ad ordinare duemila rose e duemila narcisi dall’Egitto!
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