Leggo e viaggio per non smettere mai di vivere esperienze nuove
Lo scorso 27 gennaio, per celebrare l’annuale “Giornata internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto” è andato in onda su Rai 1 uno speciale intitolato “Binario 21”.
Durante la serata Fabio Fazio, professionale ed emozionato, ha condotto una toccante intervista alla senatrice Liliana Segre, una dei sopravvissuti all’eccidio del campo di concentramento di Auschwitz.
Il treno che ha condotto la piccola Liliana e suo padre Alberto da Milano al campo di sterminio è partito il 30 gennaio 1944 proprio dal Binario 21 situato sotto la ferrovia della stazione centrale, usato solitamente per i convogli adibiti al trasporto del bestiame, in quanto isolato dal resto della stazione.

L’intervista è stata una serata davvero unica, trasmessa in diretta e per rispetto non interrotta dalle consuete pause pubblicitarie; la senatrice ha condiviso la sua testimonianza in modo semplice e sincero senza tralasciare i minimi particolari.
Era solo una bambina infatti quando ha iniziato a convivere con le leggi razziali: agli ebrei non era permesso entrare in alcuni luoghi, andare a scuola, vivere le loro vite in maniera normale; alla piccola Liliana, che già perse la mamma in giovane età, venne rubata gran parte dell’infanzia.
Prima del lager, a soli 13 anni lei e suo padre trascorsero un periodo nel carcere di San Vittore dove, in maniera composta, condivisero con i detenuti i loro primi giorni di prigionia.
All’arrivo ad Auschwitz venne separata dal padre, secondo le leggi del campo, e si salvò dalle camere a gas solo perché i nazisti la scelsero per lavorare in una fabbrica di munizioni.
Fino alla sua liberazione, e anche una volta tornata a Milano, prova ad avere notizie sulla sorte di suo padre, l’unica persona che aveva al mondo. Però egli morì nel campo di concentramento il 27 aprile 1944, pochi mesi dopo il loro arrivo.

Lo speciale di Rai 1 è andato in onda proprio dal Binario 21, diventato ora il “Memoriale della Shoah*” e aperto al pubblico.
La mia innata curiosità mi ha portato, nel recente viaggio a Milano, a vivere una toccante visita presso questo luogo.
Accompagnata dall’audioguida, mi sono trovata davanti al muro dell’INDIFFERENZA: scritta voluta proprio dalla senatrice Segre, che simboleggia non solo le persone che durante le deportazioni erano indifferenti davanti alla sofferenza degli ebrei, ma è anche un muro che, dividendo l’entrata del memoriale dal resto della stazione, rappresentava un modo per nascondere ai milanesi quello che avveniva lì dentro a migliaia di persone; operazioni che tra l’altro avvenivano quasi sempre di notte, una volta scattata l’ora del coprifuoco.

Entrando nel cuore del memoriale trovo le “Stanze della testimonianza”, dove in grande raccoglimento ascolto racconti dei sopravvissuti, che in modo sincero ci regalano le loro emozioni per poter renderle eterne.
Continuando la visita, è il “muro dei nomi” che attira la mia attenzione: in una sorta di immensa lavagna digitale sono ricordate le 774 persone partite da lì con diversi convogli, ed evidenziati in arancio sono i nomi delle 27 persone tornate vive dai campi di sterminio. Di queste Liliana Segre è l’unica ancora in vita, a riprova di quanto sia preziosa la sua presenza per tutti noi.
Davanti alla targa a memoria della sua partenza, il mio pensiero va a quanto questa situazione sia ancora brutalmente attuale tutt’oggi, richiamando alla mente tristi fatti di cronaca.

Forse la parte più toccante della visita è la possibilità di salire su quei vagoni: sulle rotaie infatti è presente uno di quei terribili treni. Salire lì sopra per me è stato come poter rendere omaggio alle migliaia di persone morte per cause ingiuste e inspiegabili.
Tre vagoni senza nessuna comodità, l’odore acre del legno, porte che si aprono solo dall’esterno con finestre piccolissime che permettono all’aria di entrare in modo insufficiente. Questo è stato il viaggio di quelle persone, che in sette giorni le ha condotte da Milano ad Auschwitz.
La cosa più emozionante per me è stata la possibilità di lasciare una pietra nei vagoni; gli ebrei infatti non depongono fiori sulle tombe dei propri cari in quanto il defunto non può godere della loro bellezza e perché rappresentano i beni materiali non durevoli. La pietra invece, deposta con la mano sinistra (la mano del cuore), resta per sempre e simboleggia quindi la vita eterna e la ricchezza spirituale accumulata in vita.
Mi fermo a dire una preghiera nel Luogo di raccoglimento, una costruzione elicoidale che ispira silenzio e riflessione, ed esco alla fine della visita col sorriso sulle labbra, arricchita di qualcosa difficile da spiegare.

Ho scambiato anche due chiacchiere con un responsabile che mi ha fatto notare l’entusiasmo di una classe di ragazzi nell’ascoltare le spiegazioni della guida che li accompagnava, segno che i giovani di oggi non sono totalmente indifferenti alle cattiverie perpetrate a persone innocenti.
Se capitate a Milano vi consiglio di andare: una visita veloce che vi resta nel cuore.
Il memoriale è inoltre arricchito da una biblioteca e da un archivio storico. Come ricordare però chi non è tornato? Milano, come anche altre città, ospitano le “pietre di inciampo”: un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. Sono state incorporati nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime, dei blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone posta sulla faccia superiore, che riporta i loro nomi e le date di nascita.
L’espressione “inciampo” deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell’opera.
Ho arricchito la mia conoscenza anche leggendo il piccolo libro di Liliana Segre intitolato “Ho scelto la vita”, dove sono narrati in modo dettagliato i fatti raccontati nell’intervista.
Concludo regalandovi una sua frase
Siate la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati…
Siate sempre liberi di essere e di pensare, io l’ho vista così e voi?
*Shoah: derivante dalla lingua ebraica e utilizzata nella Bibbia col significato di catastrofe, disastro e distruzione.
P.s.: se volete visitare il Memoriale o avere notizie al riguardo, questo è il loro sito internet.
Questo invece è il link dove recuperare la trasmissione citata
E questo è il link per comprare il libro di Liliana Segre

Un testo profondo e ben scritto che ci ricorda di non dimenticare.
L’autrice ci guida in un luogo fuori dal tempo e ci fa volare come una “farfalla gialla”.
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Sono perfettamente d’accordo con quanto scritto. La sensibilità di Sara rende pienamente l’emozione vissuta visitando un luogo come questo, carico di storia e storie!
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