Te c’hanno mai mannato…?
Quante volte osservando Roma da uno dei suoi punti panoramici, vediamo spadroneggiare tra i vari cupolini delle chiese la grande Cupola della Basilica di San Pietro, chiamata con affetto dai Romani “Er Cupolone”?
La cosa che più sorprende è che tutti la vedono, ma pochi ci salgono: o perché scoraggiati dalle lunghe file di pellegrini, o perché rapiti dalle meravigliose opere che San Pietro custodisce, lasciandola così sempre in secondo piano.
Trovarsi davanti alla Basilica di San Pietro con la sua immensa Cupola ci lascia sempre a bocca aperta. Ma prima di inoltrarci nella nostra scalata, soffermiamoci un secondo a riflettere sul luogo in cui ci troviamo.
La sua storia comincia nel lontano 37 d.C., anno in cui iniziò la costruzione del Circo privato dell’imperatore Caligola, poi Circo di Nerone. Questo fu teatro della morte dell’apostolo Pietro e luogo della sua sepoltura, e diede così il via alla crescita di un area funebre intorno alla tomba del’apostolo, in seguito divenuto Santo.
Solo nel 319 d.C. venne costruita la Basilica Costantiniana per volere dell’imperatore Costantino, inglobando cosi la tomba di Pietro, già meta di pellegrinaggio, e l’intera necropoli oggi ancora visitabile sotto le grotte Vaticane.
La costruzione della nuova Basilica iniziò nel 1506 per volere di Papa Giulio II e durò ben 120 anni fino al 1626 anno della sua consacrazione. È veramente impressionante pensare quanta continuità storica abbia la Basilica e tutto ciò che la circonda: praticamente non ha mai smesso di esercitare le sue funzioni religiose.
Come in passato, ancora oggi possiamo incontrare vescovi, cardinali e preti che passeggiano fuori e dentro la Basilica. È possibile inoltre vedere le Guardie Svizzere – corpo militare in servizio da ben cinque secoli – e rimanere incantati nel sentire e vedere praticare le stesse messe religiose, ma soprattutto possiamo immergerci nella folla di pellegrini che, da sempre, arrivano da ogni parte del mondo.
Per comprendere meglio con quale sentimento visitare questo luogo proviamo a pensare, per esempio, se il Colosseo non avesse mai smesso di “funzionare” e ancora oggi fosse possibile vedere al suo interno spettacoli di gladiatori, leoni e numachie. Questo sarebbe magnifico, ma purtroppo oggi è “solo” un meraviglioso sito archeologico.
La Basilica di San Pietro, invece, è ancora viva. E noi dobbiamo ritenerci fortunati, perché possiamo “toccarla con mano”, entrando così in qualche modo nella sua infinita storia.
Oggi la nostra meta però non è la chiesa più grande del mondo, ma la sua ciliegina, cioè la cupola, ovvero Er Cupolone.
Senza perdere troppo tempo entriamo in Piazza San Pietro e ci fermiamo per un secondo su una delle due lastre marmoree che indicano i centri ellittici della piazza. Questa posizione ci permette di vedere tutte le colonne perfettamente in linea, una dietro l’altra: la sensazione è che il colonnato sia composto da un’unica fila di colonne e non da quattro! Di sicuro, un effetto prospettico da non perdere!
Prima di andar via, facciamo un inchino al Signor Obelisco: l’unico tra gli obelischi romani a non essere mai crollato, ma solo spostato.
Infine facciamo l’occhiolino al misterioso Cuore di Nerone, un Sanpietrino a forma di cuore vicino la lastra del vento di Libeccio, che alcune leggende attribuiscono a Bernini o Michelangelo.

A questo punto riprendiamo la fila insieme ai pellegrini e ci spostiamo sulla destra del grande edificio seguendo i cartelli che indicano la direzione per la Cupola, fino ad arrivare alla biglietteria.
Dobbiamo scegliere il biglietto d’ingresso e abbiamo due opzioni: la prima è pagare 10 euro e prendere l’ascensore fino al livello terrazzo saltando così i primi 231 scalini – oltretutto i più semplici da salire – oppure pagare 8 euro e “goderci”, uno per uno, tutti i 551 scalini. Noi scegliamo la seconda, facendo esattamente lo stesso percorso di papi, architetti e braccianti che hanno reso possibile la costruzione di questo immenso edificio. E per vivere in tutto e per tutto le stesse emozioni di tutte queste persone.
La prima tappa, sia per chi sale in ascensore o a piedi, è il grande terrazzo, ovvero il tetto della Basilica.
Camminare sul tetto di San Pietro trasmette una sensazione di positività, donandoci quel pizzico di adrenalina che ci aiuterà a salire fino in cima.
Ma prima ci dirigiamo verso la facciata della basilica, proprio dove sono le statue di Gesù, Giovanni Battista e di undici dei dodici Apostoli: l’unico apostolo che manca è proprio San Pietro. Qui rimaniamo impressionati dalla grandezza delle statue che misurano circa 6 metri di altezza: quasi il doppio di quelle che troviamo sul colonnato del Bernini.

Finalmente giungiamo alla parte più emozionante della “scalata” e ci accingiamo a fare i restanti 320 scalini. Entriamo quindi nell’ultimo tratto della cupola vera e propria e, dopo una breve scalinata, ci troviamo all’interno dei 42 metri di diametro del tamburo, dove una balconata protetta da una rete ci permette di ammirare da vicino le decorazioni e i mosaici fatti dai vari artisti. Ma soprattutto possiamo vedere, grazie a una visuale eccezionale, il baldacchino del Bernini e la navata centrale della Basilica.
Riprendiamo il percorso ancora emozionati, ma pronti a percorrere la parte più ardua della scalata al monumento. Da questo momento in poi mancano 302 scalini e la salita si fa dura. Le scale a chiocciola si fanno più strette e in alcuni punti le pareti si inclinano. Proviamo così una sensazione particolare, ma bella: praticamente stiamo camminando nell’intercapedine della cupola, tra le due calotte. Siamo parte del Cupolone e chissà quanta gente ci sta osservando dai vari punti panoramici di Roma!

L’ultimo tratto è abbastanza stretto e per salire le scale a chiocciola si va a passo d’uomo, dato che la salita diventa sempre più ripida. Ma ad aiutarci troviamo una fune dove possiamo aggrapparci e così, braccio alla corda, saliamo gli ultimi gradini e arriviamo in Paradiso: Buona Visione!
Se non te c’hanno mannato… Vacce!
“La cuppola è un pallone
ancorato sur tetto.
Chi è che l’ha gonfiato? L’architetto,
e lo fa seccardino o buraccione
secondo er fiato che se trova in petto.
Abbotta le ganasse Boromini:
soffia, e sorteno tanti cuppolini;
ce mette, drento, un’ala de pormone
Micchelangiolo, e nasce er Cuppolone”
“Cuppole”, Mario Dell’Arco, 1946
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