Appunti di Viaggio
Era una giornata torrida, una di quelle che vengono rappresentate nei notiziari di tutta Italia con le classiche immagini di turisti che bagnano la testa sotto le fontanelle di Palermo e le raccomandazioni di qualche nutrizionista che dalle spiagge riminesi si raccomanda di bere molto.
L’estate di Luca correva mentre al bancone del bar Sport non arrivava nessuno. Era un giovedì qualunque e Bianca era rimasta a casa a riposare, visto il poco lavoro degli ultimi giorni. Guardava distrattamente lo smartphone scrollando automaticamente, senza porre troppa attenzione alle immagini. Si accorse della distrazione pensando che quei piccoli concentrati di tecnologia tascabili riuscivano a fagocitare intere ore in… pochi secondi!
Luca puliva la macchina del caffè, una vecchia Cimbali dismessa, comprata a pochi euro. Le cose non andavano molto bene, tra lockdown e persone che non frequentavano più i luoghi pubblici come prima della pandemia. Qualche “ristoro” aveva aiutato, ma i risparmi iniziavano a languire, tanto che a luglio inoltrato ancora non avevano prenotato nessuna vacanza.
Immerso nei suoi pensieri, d’improvviso il telefono si illuminò. Una mail, di quelle che spesso finiscono nella cartella Spam. Il titolo: “Vola a Santorini a 19,90€”. Senza indugi la aprì, pensando di eliminarla appena dopo aver visto una splendida foto del mare, ma non lo fece. Clic, clic, clic. Prenotato! “Bianca sarà felicissima!”.

L’orario era improbabile, 23.30 di sera del martedì successivo. Ma il profumo di quell’aria ricca di sale e libertà non lo dimenticherà mai: lo aveva sentito non appena avevano messo piede sulla pista di atterraggio del piccolo aeroporto e continuava a respirarlo dal finestrino abbassato del taxi che li stava accompagnando in hotel. Dalle casse dell’auto usciva musica Bouzouki, con note alte suonate con la chitarra ad accompagnare una cantilena incomprensibile. A Bianca ancora non sembrava vero: era da tanto tempo che desiderava appendere il cartello plastificato “chiuso per ferie” alla serranda e, non appena vide l’accoglienza di una vasca idromassaggio privata con vista sul mare, non ebbe il minimo dubbio e si tuffò.
La colazione era da sogno. Cornetti, cibi internazionali, ma soprattutto… Pietanze tradizionali! Bianca andava matta per lo yogurt greco con la frutta secca e voleva proprio provare il caffè greco che, a differenza di quello nostrano, si prepara per infusione. Luca invece si gettò sul salato: salsa tzatziki a bagnare involtini di riso in foglie di vite, i dolmades.
La doccia fu molto rinfrescante, grazie ai prodotti a base di olio di oliva greco, famoso in tutto il mondo. Il mood della vacanza era di profondo relax, ma nonostante la piscina fosse molto invitante, c’era un’isola intera ad attenderli!
Sbrigate in fretta le formalità, in verità poche, per l’affitto di un motorino, si diressero verso il primo distributore: qui, a differenza del resto del mondo… la benzina presente nel serbatoio è appena sufficiente a raggiungere la prima pompa! Il prezzo era strabiliante: quasi 3€ al litro. Qui la crisi energetica sta colpendo duramente un paese di base già non molto ricco. Le strade di Santorini non erano messe poi così male, bastava solo venire a patti con… “l’allegria” greca!
La prima tappa fu un bel tour della caldera. Poche ore in barca per godere dal basso dell’isola nella sua interezza. Il bagno guardando da lontano Thirasia, i tuffi dallo scafo, le action cam a registrare tutto… era tutto perfetto.

Dopo il pranzo a base di pescato offerto in barca, Luca riprese la guida del piccolo mezzo, un 50cc coreano, direzione Oia. Incantevole. Le cupole blu sulle case bianche ad un piano, massimo due. Le croci ortodosse. I campanili piramidali. E la sorpresa di Bianca affacciandosi dal belvedere.
Davanti ai due un panorama pazzesco, da cartolina. Luca ne aveva visti alcuni nelle fotografie di George Meis, ma non pensava potessero essere così stupefacenti dal vivo.
Il corso principale offriva qualunque gadget si desiderasse: dalle classiche calamite, agli sticker, carte da gioco, bicchieri, tazzine e magliette, fino ai più sofisticati quadri, ceramiche e sculture.
Bianca ne approfittò per comprare sandali nuovi e un vestitino bianco. Pensò fosse l’outfit giusto per la cena: una moderna Dea greca agli occhi di Luca, un po’ come le figure viste e riviste da bambino nel film d’animazione “Hercules“.
La cena fu molto semplice, essenziale e tradizionale. Pitagyros di ogni tipo, souvlaki e fantastico vino greco. Per brindare a quella fuga d’amore Luca ordinò due bicchierini di Ouzo, un distillato greco a base di fiore di mosto d’uva e anice, che a molti ricorda la Sambuca italiana. “Niente di più sbagliato!” rispose in un inglese stentato il vecchio cameriere. “Il nostro distillato è il Raki! L’Ouzo lo lasciamo alla terraferma!!!”. Scoppiando in una grassa risata i due accettarono, ritrovandosi tra le mani uno spirito con gradazione alcolica molto alta: buono, particolare, “spiritoso”.
La Luna piena faceva capolino sulla spiaggia su cui si affacciava la terrazza della taverna di Kamari che Luca aveva scelto per la cena. I baklava, dolci a base di pasta fillo, imbevuti di sciroppo di miele e cosparsi di frutta secca, accompagnavano la bevuta e la chiacchierata con Georgos, il simpatico isolano che anni prima aveva deciso di tirare i remi in barca nel vero senso della parola, per dedicarsi alla cucina. La sua “piccola”, la sua barca, si chiamava “Pelagos“, che in greco significa “mare“. Una volta mandata in pensione aveva deciso di chiamare allo stesso modo il piccolo buco dove serviva tutti i giorni pietanze ai turisti. Nonostante la buona compagnia Bianca fece un cenno a Luca. La vasca calda con le bollicine li attendeva!

Il secondo, nonché ultimo giorno, comincio con la stessa, ricca colazione del giorno precedente. Ai due sembrava già di essere lì da molto e i vicoli del paesino non avevano segreti. Il motorino faceva rivivere emozioni adolescenziali, proprio la libertà che stavano sperimentando quel mercoledì.
C’erano un’infinità di posti da vedere e le due ruote aiutavano a fare la spola tra un capo e l’altro dell’isola. Da una parte spiagge nere sabbiose, come Paralia Vourvoulos, dall’altra la potenza delle scogliere vulcaniche di ogni colore. Luca aveva sentito parlare molto della Spiaggia Rossa. Le aspettative erano alte, ma non furono tradite. Nonostante l’acqua molto fredda, dovuta alle correnti che separano l’isola da Creta, la bellezza di quella scogliera color vermiglio soddisfaceva appieno gli occhi di Bianca. L’acqua trasparente della riva lasciava subito il posto al blu scuro, dovuto allo sprofondare in mare delle antiche pareti vulcaniche.
La forma attuale dell’isola deriva dall’enorme eruzione del 1600 a.C., che spazzò via per intero la parte superiore del cono e con questa anche ogni forma di abitazione. L’aspetto più strano di questo evento catastrofico è che con gli scavi condotti nel sito di Akrotiri, la “Pompei greca”, sono stati ritrovati tutti gli oggetti di vita quotidiana nelle posizioni in cui sono stati abbandonati, ma non gli antichi abitanti. Le premesse sarebbero sufficienti ad invogliare alla visita del sito archeologico, ma l’orologio non è d’accordo. È già pomeriggio inoltrato e Thira aspetta i due. Così, indossati gli occhiali da sole e i caschi, si avviarono verso la cittadina, capoluogo dell’isola. Qui il vento era forte, tanto da far ballare il motorino nel percorso esposto sul crinale dei monti che seguono il percorso. All’improvviso un asino fece capolino, così Luca decise di fermarsi. Bianca lo accarezzò dolcemente guardandolo negli occhi, dall’aspetto un po’ malinconico. L’allevatore spiegò loro che fino ad un secolo prima quello era l’unico mezzo di trasporto e che le mulattiere oggi sono ancora utilizzate dagli abitanti più anziani, residenti in case molto isolate.

La strada scorreva sotto le ruote, mentre mulini si susseguivano all’orizzonte. Il Sole cominciava ad abbassarsi e Thira compariva improvvisamente bellissima, bianca e a picco sul mare, quasi arroccata in un disperato tentativo di non cadere giù. La cattedrale di San Giovanni Battista apre ad un belvedere mozzafiato che arriva fino alle famosissime “tre campane” di Santorini. I ristoranti ed i locali più famosi si susseguono qui, con terrazze mozzafiato sul mare. Il tramonto stava per arrivare e le persone cominciarono ad ammassarsi sui muretti bianchi in attesa del tuffo dell’astro nel mare. Luca trovò un piccolo spazio da dove godere gratuitamente di uno dei più suggestivi spettacoli che la natura può riservare: braccia attorno ai fianchi e occhi pieni di stupore, Luca e Bianca respiravano appieno il più bello dei tanti momenti che Santorini aveva loro riservato. Bianca prese coraggio e mentre la grande palla infuocata scompariva dietro al grande Blu, sussurrò all’orecchio di Luca: “Amore, sono incinta”.
Al prossimo racconto!
Testo pubblicato il 26 agosto 2022 su SevenBlog
