Islanda, Bonus Track

Appunti di Viaggio

Pensavate che il viaggio si fosse concluso con lo scorso racconto, eh? E invece no! Scrivendo e riguardando fotografie sull’Islanda, mi sono tornati alla mente aspetti molto curiosi di cui non ho parlato e su ciò non potevo tacere! Sarà un ultimo racconto islandese poco “parlato”. Una sorta di slideshow che vi farà sorridere. Buona lettura!

Dopo tanti racconti vi sarete accorti che i nomi dei luoghi islandesi sono impronunciabili, o quasi, per noi stranieri. Questo deriva dal fatto che in Islanda le parole sono composte. Ad esempio, “Godafoss” è composta dalla parola Goda“, che significa “Dei”, e foss“, ovvero “cascata”. Avete indovinato sicuramente di quale luogo stiamo parlando: la cascata degli Dei! Così come “vik” identifica i nomi di baie, o “fell” è la desinenza delle montagne, “jokull” dei ghiacciai, “kirkja” di chiese, “nes” di penisole e “gja” di spaccature nelle rocce. Così è tutto molto più semplice, no?

Allora avventuriamoci nella baia del Jokulsarlon. È un’enorme lago che sbocca sul mare, formato dallo scioglimento del ghiacciaio a monte. Chi lo ha visitato molti anni fa è testimone di un allargamento di questo specchio d’acqua, purtroppo dovuto al surriscaldamento globale. Molto suggestivo, viene utilizzato spesso per girare serie tv, film e clip musicali.

Io nella baia del Jokulsarlon
Io nella baia del Jokulsarlon

A valle di questa baia c’è la famosissima Diamond Beach. Il nome di questa spiaggia deriva dallo scioglimento degli iceberg che, ridotti a piccoli blocchi di ghiaccio, vengono spinti dalla corrente e si arenano qui. Il contatto con l’acqua salata gli da una lucentezza particolare, tanto da sembrare in molti casi veri e propri diamanti.

Uno dei diamanti di ghiaccio della Diamond Beach
Uno dei diamanti di ghiaccio della Diamond Beach

In giro per il mondo ci sono moltissimi cartelli dai significati più particolari. Alcuni con forme strane, altri con divieti quantomeno assurdi. È il caso del cartello presentato qui sotto, con un divieto di… lasciare ricordi poco graditi! Rimane un grande dubbio. Come mai si sono sentiti in dovere di idearlo, omologarlo e posizionarlo qui, nel nulla!?

Un cartello... molto particolare!
Un cartello… molto particolare!

Fun fact: abbiamo visto come gli islandesi siano davvero pochi e la maggior parte di loro viva nella capitale. Questo porta un problema enorme di vita quotidiana: potrebbero ritrovarsi a sposare un cugino alla lontana senza saperlo, con tutte le conseguenze riproduttive genetiche che questo accadimento porterebbe con se. Ma la tecnologia è arrivata in loro soccorso: qui in Islanda hanno sviluppato un’app, IslendingaApp, che prende informazioni dall’anagrafe locale e consente di sapere un’eventuale parentela, evitando futuri problemi!

Nelle cittadine che abbiamo visitato in Islanda, abbiamo trovato strade molto colorate. Alcune con lunghissimi giochi della campana, altre con arcobaleni a perdita d’occhio. Un’altra particolarità di questa terra che sembra venire fuori da racconti di gnomi e fate.

La strada arcobaleno di Seydisfjordur
La strada arcobaleno di Seydisfjordur

Ma i colori sono i protagonisti anche sui muri della capitale. Reykjavik è un museo a cielo aperto e opere d’arte punteggiano l’intero centro.

Street art a Reykjavik
Street art a Reykjavik

Qui in Islanda anche le luci dei semafori hanno le forme più particolari. Ne abbiamo trovati alcuni a forma di cuore ad Akureyri e i più semplici sono molto curiosi: omini che al verde corrono, indossando un cappello. Molto strano in un posto dove il vento tira sempre in maniera potente e fa volare via interi furgoni! Ah, a proposito: sappiate che aprendo gli sportelli dovrete tenerli ben saldi, poichè le assicurazioni non coprono il danno qualora dovessero volare via!

Semaforo nella capitale
Semaforo nella capitale

Potrei ancora parlare di ponti ad una sola corsia, uccelli molto particolari e amichevoli che abbiamo incontrato lungo il percorso o delle stelle marine avvistate nel porticciolo di una piccola cittadina. O ancora di una pianta la cui forma ricorda quella di un cappero, che cresce sugli scogli, rendendoli ancora più scivolosi di quanto già non sono. Ma la degna conclusione di questo viaggio vichingo è il passatempo che abbiamo trovato in un pub. Non un biliardino, non freccette, né carte, biliardo o un karaoke. Ma il lancio dell’ascia!!!

Un frame del passatempo islandese. Lancio, eh!
Un frame del passatempo islandese. Lancio, eh!

Al prossimo racconto!

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Pubblicato da mattrossblog

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