Appunti di Viaggio
La scorsa settimana abbiamo cominciato l’esplorazione dell’Islanda dai suoi aspetti più duri: i ghiacci, il freddo, le eruzioni che la rendono una polveriera. Proprio la regione della capitale sorge sulla faglia medio-atlantica e la popolazione, ben consapevole, è preparata a settimane di emergenza con bunker costruiti sotto le abitazioni e scorte in casa. Ma la potenza della natura è diventata la ricchezza di questo popolo che ha imparato a convogliarla per la produzione di energia. Quella geotermica infatti è la più grande risorsa e viene incanalata in grandi tubature fin dentro le case, per scaldarle, o sotto le strade cittadine per evitarne il congelamento nei mesi più freddi. Viene inoltre sfruttata per alimentare colture dentro le serre, altrimenti impossibili con un clima così rigido. Non è tanto il freddo a spaventare, quanto la costante presenza di vento e nuvole che non lasciano passare un raggio di sole. Si calcola che la media di ore solari annue per ciascun islandese sia 1300!

Un’altra peculiarità delle centrali geotermiche è la grande quantità di acqua di raffreddamento che viene utilizzata durante il processo produttivo. Questa è totalmente esente da sostanze tossiche. Così viene convogliata con cadenza settimanale in apposite piscine e sfruttata, dopo essere stata raffreddata ad una temperatura di circa 38°C, per il rifornimento di terme artificiali. Una delle più celebri al mondo, la Blue Lagoon, nasce proprio in questo modo e la sua fama è dovuta alla sua posizione, prossima a Reykjavik. Facilmente frequentabile da gran parte della popolazione islandese, la quantità di acqua è assicurata dal riscaldamento della città stessa, la più popolosa d’Islanda: questo la rende il centro termale più grande del Paese!

La sua fortuna termale però non è solamente artificiale. L’acqua spesso si raccoglie in piscine naturali accanto alle quali vengono costruiti piccoli centri per dare qualche comodità in più ai visitatori. E proprio in questo modo sorgono i Myvatn Natural Baths, nella regione settentrionale, nei pressi della cittadina di Reykjalid. Sono pozze da cui fuoriesce naturalmente acqua calda, sfruttate a fini estetici e di relax. Durante il nostro giro noi abbiamo apprezzato davvero molto la sosta in questo posto. Una particolarità è il prezzo di queste strutture: sempre sotto i 10 euro. Non male per un posto dove un bicchiere di birra ne costa 15 e una cena con una sola portata arriva facilmente ai 50!
La vista della piana vulcanica da questo luogo è fenomenale e il silenzio, interrotto solo dal bollire dell’acqua a 100°C in una vasca interdetta ovviamente all’uomo, è l’ingrediente fondamentale per godere appieno di questa esperienza. In lontananza si scorgono fumarole, ma oltre questo nulla più. Un’oasi di benessere in un grigio paesaggio lunare.

Se pensate che questa sia la più grande stranezza di questo Paese, ahimè devo contraddirvi. Vi basti pensare che proprio vicino Myvatn, all’improvviso, nel nulla c’è una doccia da cui fuoriesce acqua calda. Strano, vero?
E ancora non ho raccontato del Mar Glaciale Artico, di enormi precipizi, scogliere, balene, squali, e…

Al prossimo racconto!

8 pensieri riguardo “Islanda, terra di benessere”