Appunti di Viaggio
Finora abbiamo fatto un giro nella Matera più antica, dalle origini (qui) alle zone più arcaiche, i Sassi (qui e qui). Torniamo dove è iniziato il giro per i Sassi, a Piazza Pascoli! Diamo un nuovo sguardo al Caveoso: il tempo di una foto, un selfie e… ripartiamo!
Qui troviamo Palazzo Lanfranchi, che nel ‘600 ospitava il seminario cittadino e ora invece i reperti del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Ce lo lasciamo alle spalle, per immergerci tra i tavolini e i negozietti di Via Domenico Ridola, il corso principale.
Su entrambi i lati, sorgono palazzi nobiliari dall’aspetto barocco, costruiti con grandi blocchi di arenaria, che danno all’ambiente dei toni molto caldi.

Non facciamo molti passi che ci troviamo davanti la Chiesa Santa Chiara. La costruzione attigua era un ospedale, riconvertito a sede del Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola. Questi era un archeologo materano che all’inizio dello scorso secolo donò alla città i suoi ritrovamenti, permettendo la nascita di questo polo museale.

La strada si stringe e non si può non notare la Chiesa del Purgatorio. Le sue decorazioni la pongono automaticamente nello stile barocco: narrano la redenzione e i percorsi delle anime dopo la morte. La pianta è a croce greca e la confessione dell’edificio è ortodossa.

Da Piazza San Francesco si fa largo il ‘900. Non solo la sede di una famosa banca, ma poco più lontano il palazzo delle Poste sottendono ad un’architettura desueta, ma che delinea il moto razionalista italiano di un secolo fa.

Decidiamo di visitare la Chiesa di San Francesco d’Assisi, anch’essa barocca. Seicentesca, con ipogei e tavole di pregevole valore. Ci sediamo sulle panche all’interno per ammirare questo capolavoro e per una breve sosta, fuggendo così dalla calura primaverile, che qui già si fa sentire forte. Usciamo dal portone e andiamo a sinistra.

Piazza del Sedile è uno scrigno dove fermarsi a gustare una delle specialità di queste parti: i peperoni cruschi sono entrati nel nostro cuore. Proseguendo il viaggio lungo la Basilicata, ne abbiamo assaggiati diversi e ormai ne andiamo ghiotti! Sono peperoni di una tipologia particolare, che cresce dalle parti di Senise, un paesino nel sud della regione: vengono essiccati e poi fritti. Il risultato è una specie di patatina, croccante, dal sapore dolciastro! Non è semplice cuocerli e sembra che lasciarli molli o bruciarli, insomma renderli immangiabili, sia un attimo: solo le mani lucane più esperte sanno cucinarli.

Seduti in piazza, udiamo note di vari strumenti provenire dalle finestre di un edificio. Scopriamo che è la sede dell’Auditorium Gervasio e del Conservatorio di Musica “Egidio Romualdo Duni”: Palazzo del Sedile. Il nome deriva dalla vecchia sede del governatore, per l’appunto chiamata anticamente Sedile.
Agli apici di questa piazza ci si può affacciare su due vicoli che danno ancora nuove visioni dei Sassi: a nord il Barisano, a sud il Caveoso. Questo è l’unico luogo dove a pochi metri di distanza si può godere di due affacci così!

La prossima settimana termineremo il viaggio in questa città strepitosa, cercando di capire cos’ha a che fare con palombari e fischietti. E se volete sapere cos’è il “Cocciopesto”, ci vediamo…
Al prossimo racconto!
