Appunti di viaggio
La scorsa settimana ci siamo approcciati ad una città unica nel suo genere, antica nella modernità, all’apparenza ferma nei secoli.
Fino al secondo dopoguerra Matera viveva uno stato di arretratezza e di isolamento dati dalla mancanza delle più semplici infrastrutture. Nel resto del Paese non arrivavano molte notizie di queste zone, poiché elettricità e strade sembravano un’utopia.
Lo scrittore Carlo Levi raccontò, attraverso i suoi romanzi neorealistici, di un sud Italia profondamente arretrato ed ancorato ad usi oramai desueti. La sorella del romanziere invece descrisse Matera come “cratere infernale”.
Nel secondo dopoguerra, con lo spargersi a macchia d’olio di racconti come “Cristo si è fermato ad Eboli”, la questione materana raggiunse la capitale, Roma. Non passò molto tempo che le più alte cariche dello stato raggiunsero Matera per accertarsi coi propri occhi del reale stato delle cose.

Nel 1948, il leader del partito comunista Palmiro Togliatti, durante la visita di Matera, osservando la semplice vita contadina e gli ambienti comuni condivisi tra persone e bestie, la definì “Vergogna nazionale”: un nome che le resterà affibbiato per parecchi decenni. Trovò inoltre un ambiente malsano, in cui non esisteva né una rete idrica, né tubature fognarie: le deiezioni finivano nelle strade dove si camminava.
La situazione materana venne studiata da vari personaggi, anche internazionali, ma bisognò attendere la visita del primo ministro Alcide De Gasperi per dare una svolta alla faccenda. Nel 1952 venne emanata la “Legge speciale per lo sfollamento dei Sassi di Matera”: un provvedimento atto a restituire dignità alla vita dei materani. Questi sarebbero stati trasferiti in nuovi quartieri, costruiti a margine del centro storico e a carico dello stato, al fine di abbandonare le abitazioni originarie.

I Materani non furono d’accordo nel lasciare le loro case: si narra che di notte le raggiungessero per viverle ancora, anche a costo di rischiare un esproprio delle nuove costruzioni e rimanere così nullatenenti.
Nel 1986 lo Stato italiano, attraverso una nuova legge, si prese l’onere della ristrutturazione dell’intero centro storico di Matera, dando il La al ripopolamento futuro.
I Sassi materani si dividono in due zone: il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. Queste due zone sono state costruite all’interno di due valli, separate da uno sperone roccioso, la Civita.
L’etimologia delle parole è presto detta: il primo Sasso è quello più antico, scavato nella roccia più che costruito sopra di essa; il secondo invece è quello che guarda verso Bari.

Guardandoli da vicino, si nota come il Barisano sia più decorato e con case dall’elevazione maggiore. Il Caveoso invece appare meno curato. Questa stratificazione segue l’andamento sociale nei secoli. Osservandoli meglio, si nota come questa differenza cresca con l’aumentare dell’altitudine: le abitazioni più basse erano infatti proprietà di persone più povere, che così ricevevano gli efflussi deiezionali dai livelli superiori.
In antichità, trasferirsi in un sasso più alto significava elevarsi nella società.

Questa settimana abbiamo fatto un volo veloce attraverso la storia moderna di Matera. La prossima, ci avvicineremo sempre più, fino ad analizzare i singoli aspetti che hanno reso celebre questo luogo, alla ricerca di piccoli dettagli che l’hanno resa unica nel mondo!
Al prossimo racconto!

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