Appunti di viaggio
Affacciandosi da qualunque finestra di Castelmezzano che dia sulla valle e alzando lo sguardo in alto, ci si accorge di un paese celato da creste montuose, gemello di quello da cui si sta osservando: Pietrapertosa.

Non si pensi che i due paesi, così vicini, siano facilmente raggiungibili! L’isolamento storico-geografico è il punto in comune di tutti i borghi siti all’interno del Parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Infatti il tempo di percorrenza in macchina da un paese a quello più vicino non è mai inferiore a mezz’ora, anche se a prima vista non si direbbe!

Quel crogiolo di case dalla forma di anfiteatro che si ergono all’orizzonte, facente parte del circuito de “I Borghi più belli d’Italia”, è abitato sin dal tempo dei Pelasgi. Questi fecero della roccia forata da cui il paese prende il nome (pietra-pertosa) in cima al paese, un importante punto di avvistamento sulla valle sottostante.
Pietrapertosa è inoltre il comune più elevato della Basilicata, con i suoi 1088 mslm.

Parcheggiando al di fuori della Ztl, la prima architettura che viene incontro è il convento di S. Francesco. Cinquecentesco, si sviluppa attorno ad un chiostro e numerose sono al suo interno le opere che richiamano l’attenzione.

Camminando lungo le vie principali si notano parecchi palazzi nobiliari, alcuni dei quali in decadenza, che lasciano immaginare come in passato Pietrapertosa fosse un centro importante per l’intera valle del Basento.

Arrivati in cima alla parte abitata del borgo si trova una chiesa imponente, fortificata su uno dei suoi lati, che a ben vedere è sul limitare del paese e doveva far parte, in tempi antichi, della cinta muraria difensiva: San Giacomo Maggiore.
L’impianto romanico quattrocentesco è stato conservato e le pietre sono a vista.
Impressiona il campanile sulla parte destra, con alla base un grande arco, un tempo porta d’accesso.

Decidiamo di proseguire lungo un sentiero in ripida salita, sostituito poi da una scalinata in pietra cementata e poi da pietra… scavata nella roccia! Siamo arrivati in cima alla montagna, al cospetto del castello costruito dai Saraceni.
Inizialmente la pietra arenaria è stata modellata in modo da poter accogliere un piccolo fortilizio.

I Normanni poi, compresa l’importanza del punto strategico, ingrandirono la fortificazione iniziale creando un vero e proprio castello che sembra essere in equilibrio sulla rupe.
Lo sforzo effettuato nel percorrere la lunga salita viene ripagato da una vista senza eguali: si spazia da una parte all’altra della montagna, a perdita d’occhio, e non è difficile osservare dei rapaci volteggiare nell’aria, a caccia di prede.

Le forme più caratteristiche di Pietrapertosa si devono proprio ai Saraceni, i quali adattarono la roccia ai propri bisogni, rendendola parte delle proprie abitazioni e costruendo ingegnosi metodi di recupero dell’acqua: insomma, seppero sfruttare al meglio la conformazione del territorio.

Inoltre ricavarono terrazzamenti da coltivare o usare come giardini, affioranti da case bianche e strette in un dedalo di vicoli angusti e spesso a fondo cieco, in cui passare oggi diviene un salto nel tempo, ma soprattutto nello spazio. Camminando nel rione più antico di Pietrapertosa, l’Arabata (o la Rabata), sembra infatti di rivivere atmosfere arabeggianti, quasi di una kasbah mediorientale, in cui ancora oggi i motori sono una chimera e il mezzo di trasporto più comodo è il mulo.

Come i comuni vicini, lo spopolamento dovuto all’emigrazione otto-novecentesca nelle americhe ha permesso a questo luogo di mantenere un aspetto originario, senza contaminazioni.
C’è una nuova attrazione però che da qualche anno a questa parte richiama giovani e non, alla ricerca di adrenalina: il volo dell’angelo! Un cavo d’acciaio teso da un paese all’altro in cui si viene imbragati su una carrucola che viaggia a 400 mt di altezza, percorrendo in pochi secondi e a 120km/h gli 800 mt di distanza tra il punto di partenza e quello di arrivo: una vera scossa, anche per i più coraggiosi!

Al prossimo racconto!

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