Appunti di Viaggio
Continuiamo il viaggio nel cuore della Basilicata allontanandoci nemmeno troppo da Albano di Lucania, attraverso strade provinciali che solcano le montagne attorno al Basento.
Arriviamo ad un paese molto piccolo, Campomaggiore, il comune meno esteso della regione e uno dei meno popolati, con i suoi 794 abitanti.
Girando per le stradine di Campomaggiore, si nota la regolarità delle case e l’intervallarsi di isolati, come se tutto il paese fosse stato pensato, progettato a tavolino e non il frutto delle stratificazioni del tempo.
Un centro storico tutto sommato particolare, quasi unico nel suo genere, con la Chiesa di Maria Santissima del Carmelo e il Comune centro di vita del paese; vicino le Poste, le scuole e le principali attività che si snodano attorno al corso Umberto I.

Parlando con gli abitanti, veniamo a scoprire la storia di questo luogo. Una storia molto speciale, parzialmente in comune con altri luoghi di questo territorio, tuttavia con alcune particolarità.
Dopo anni di abbandono del territorio, dovuto a varie concause, nel diciassettesimo secolo il ripopolamento fu rimesso alla cura dei Conti Rendina, i quali si affidarono ad un allievo del Vanvitelli, Giovanni Patturelli.
Egli, in anticipo con alcune idee di città ideale, progettò un paese che fosse allo stesso tempo città vivibile e campagna coltivata. La piazza centrale, Piazza dei Voti, ospitava la chiesa e il palazzo del feudatario, l’una davanti all’altro.
L’affidamento di una porzione di terreno coltivabile e di un alloggio ad ogni abitante, spinse molte persone a trasferirsi qui. Con il tempo sorsero qui frantoi, una fontana, una stazione ferroviaria e un comando di forze armate. Campomaggiore era un paese all’avanguardia.

L’unico errore nella progettazione del borgo, ma non di poco conto, fu nella scelta del luogo della costruzione: il paese fu costruito infatti in un territorio acquitrinoso che ne determinò lo smottamento nel 1885. Fu la fine di un sogno, quello dei Conti Rendina, di un paese perfetto.
La ricostruzione di Campomaggiore venne operata a monte del vecchio paese, non molto lontano dal luogo originario. In onore al vecchio paese, venne mantenuto lo stesso impianto urbanistico a scacchiera e il centro della vita paesana nella piazza principale.

Ogni estate i resti di Campomaggiore Vecchio rivivono in un festival di arti visive: la “Città dell’Utopia”. Tra danza, musica e teatro, le rovine si ripopolano di performer e visitatori pronti ad ascoltare le storie che questa terra ha da raccontare.
Una storia molto speciale, con alcune particolarità: la fedeltà al territorio e alla storia di questo.
Al prossimo racconto!

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