Appunti di viaggio
Capoluogo dell’Emilia Romagna, vivace cittadina etrusca prima e importante centro di snodo viario romano poi, Bologna sorge al centro della via Aemilia, tra bassi colli che la chiudono a sud.
Il centro storico si snoda ampiamente entro la cinta muraria del 1300, rasa al suolo dopo l’Unità d’Italia come era di moda al tempo, per far spazio ad una grande circonvallazione dall’aspetto di un esagono irregolare.
L’antica Fèlsina, poi Bononia con l’arrivo dei Celti, deve le proprie fortune agli anni attorno al 1100. Difatti vide la nascita della prima Università al mondo (nel 1088, motivo del suo soprannome “La Dotta“), poi venne riconosciuta con il titolo di Comune dall’Imperatore Enrico V: di sicuro al tempo non ci si doveva aspettare una formazione come la intendiamo al giorno d’oggi, ma era stato posato il primo mattone dell’istituzione accademica.
Attorno al sedicesimo secolo la città cambia aspetto e diviene centro artistico d’importanza universale: pittori, architetti e scultori richiamati da tutta Europa, come Guido Reni, Annibale e Agostino Carracci.

Coevi sono i famosi portici bolognesi: i primi vennero costruiti per proteggere il percorso dei pellegrini che s’incamminavano fuori città verso i principali santuari: San Luca e Santa Maria degli Alemanni. Innalzati poi a macchia di leopardo, con gli anni sono stati uniti fino a creare una vera e propria rete viaria, che può condurre da una parte all’altra della città, senza mai sapere che tempo fa!
È in corso l’iter di approvazione per far diventare i famosissimi e tipici portici di Bologna un Patrimonio dell’Umanità Unesco, poiché rappresentano un unicum nel mondo per estensione: se ne contano circa 40 km nel solo centro storico!
Patrimonio culturale ed architettonico cittadino, sembra nacquero spontaneamente poiché nell’Alto Medioevo le cubature dei piani superiori superavano ampiamente quelle dei piani stradali, così per evitare di far crollare le case si aggiunsero colonne dal basso a reggere l’impianto abitativo. Ebbero talmente tanto successo, poiché proteggevano dalle intemperie e dal sole, che nel XIII secolo il comune legiferò che le nuove case dovessero nascere con un portico antistante, di precise misure e grandezze.
Ve ne sono di tutti i tipi: in legno, muratura, con o senza colonne, fregi, abbellimenti e decorazioni varie. Il più lungo (del mondo!) è quello che porta da Porta Saragozza al Santuario della Madonna di San Luca: ben 4 km di percorso coperto, che conta ufficialmente 664 archi, anche se ufficiosamente sono 666!


Un tempo Bologna era una città… d’acqua! Ebbene si, le sue abitazioni sorgevano nel mezzo di una rete di canali che servivano a mantenere questa città di pianura bonificata al riparo dalle esondazioni dei numerosi fiumi e torrenti che la bagnavano. Col tempo molti di questi sono stati interrati per lasciare spazio a vie e strade, molto più funzionali per gli spostamenti. Qualora non bastasse il nome a ricordare la sua vocazione ancestrale, può essere utile guardare dall’alto una delle vie a nord del centro, via Riva di Reno, un lungo fiume… d’asfalto, dal percorso totalmente irregolare: in antichità era il canale di Reno (famoso al pari del canale di Savena e di quello delle Moline), esistente tuttora, che parte dal fiume Reno e viene interrato all’altezza dei Giardini Giacomo Bulgarelli!
L’anima d’acqua della città si ritrova però ancora in alcuni tratti ben nascosti del centro. Se ci si reca in via Piella, si può aprire una finestrella in legno che cela un antico canale che ha resistito alle opere di ammodernamento cittadine.

Bologna deve il soprannome “La Rossa” a motivi politici e architettonici. Durante il Medioevo sorsero le famose torri che la caratterizzano, un centinaio circa, di cui ne rimangono solamente 17. Le famiglie nobiliari le innalzavano per ostentare i propri fasti. Chiaramente più una casata era ricca, più poteva permettersi di elevare in altezza la propria torre gentilizia. Non solo le centralissime Torre Garisenda (la torre pendente più alta d’Italia con i suoi 97,2 m) e degli Asinelli, conosciute affettuosamente in città come “Le Due Torri”, ma anche la Prendiparte, la Azzoguidi (o Altabella), tra le più celebri.


Bologna è sinonimo di buona cucina, per questo viene conosciuta anche come “La Grassa“. Sono molte le specialità da assaggiare camminando o seduti ai tavoli di una trattoria o di un buon ristorante. Da tenere in considerazione sono i tortellini, vera e propria istituzione cittadina, da mangiare rigorosamente in brodo. Non chiedeteli assolutamente con la panna, se non vorrete attirarvi sguardi poco amichevoli! Altro primo tipico sono le tagliatelle al Ragù alla bolognese.
Nelle tavole bolognesi di sicuro la carne la fa da padrona: salumi, con la mortadella in primis, magari accompagnati dalle crescentine bolognesi (guai a confonderle con le crescentine modenesi o a chiamarle “gnocco fritto”!), arrosti e bolliti.


Essendo al centro di importanti reti autostradali e ferroviarie, si può scegliere di arrivare in città sia in macchina (A1, A13, A14) che in treno (anche con l’alta velocità), nella stupenda stazione centrale sotterranea, ricostruita dopo la strage del 1980. A pochi chilometri di distanza l’aeroporto Guglielmo Marconi assicura voli verso le principali mete europee.

Un periodo molto particolare per visitarla è di sicuro Capodanno. In Piazza Grande viene costruito un enorme fantoccio di forme e dimensioni che cambiano negli anni, che rappresenta l’anno passato, il Vecchione. Allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno, i bolognesi gli danno fuoco creando un falò di dimensioni enormi che illumina a giorno la piazza, con i tizzoni ardenti che volano in alto creando una sorta di cielo stellato! L’intento è quello di bruciare l’anno appena terminato, con l’auspicio che il fuoco lavi via i brutti ricordi e le scorie che questo porta con se. È uno spettacolo molto importante per i felsinei e ogni cittadino non vuole perdere l’evento, creando un’affollata atmosfera di festa. Se volete un consiglio, attenzione a non appostarvi troppo vicino al fuoco, altrimenti… quando i tizzoni ricadono al suolo, rischiate di fare la fine del Vecchione!


Al prossimo racconto!


Gentilissimo Matteo,
Bologna mi é rimasta nel cuore, potrebbe essere davvero una città in cui trasferirmi.
Pensi possa essere davvero a misura d’uomo come sembra visitandola da turista? Ti trasferiresti li?
P.s foto bellissime!!!
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Giada, grazie per aver letto l’articolo!
Chiunque viva Bologna per un breve o lungo periodo, poi la rimpiange a vita… sembra sia abbastanza grande da non essere troppo “noiosa”, soprattutto per i giovani, ma non troppo dispersiva: da vivere a piedi, con i tram e i bus pubblici o in bicicletta.
Inoltre ha una posizione molto vantaggiosa per la vicinanza di mare, montagna e altre città d’arte!
Si, direi che è davvero una valida alternativa da prendere in considerazione per vivere, come dici anche tu, a misura d’uomo!
A presto! 😉
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Boni i tortellini e la mortadella….da leccarsi i baffi :-“
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Eh si, caro Max! Davvero due prelibatezze da non lasciarsi sfuggire! 😉
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